Alloggi popolari. Cambiano le regole per l’assegnazione
Una piccola modifica al «Regolamento per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa», concessa dalla giunta regionale guidata da Zingaretti potrebbe aprire «un mondo» nel complicato universo capitolino dell’emergenza abitativa. Grazie alla modifica dell’articolo 12, che stabilisce gli standard per ottenere un alloggio di edilizia residenziale pubblica, il Campidoglio potrà procedere ad un’assegnazione più "semplice", ovvero più veloce. Nella modifica approvata dalla giunta regionale lo scorso 15 luglio infatti si concede la deroga alle proporzioni fissate tra metri quadrati e numero dei componenti il nucleo familiare. Nel particolare, il regolamento stabilisce che possono essere assegnati alloggi non superiori a 45 metri quadrati per un nucleo familiare di uno o due componenti; da 45 a 60 metri quadrati per due o tre componenti; da 60 a 75 metri quadrati per quattro componenti e non inferiore a 75 metri quadrati per un nucleo familiare oltre i quattro componenti. Adesso sono invece ammesse assegnazioni di alloggi rientranti nello standard immediatamente superiore a quello idoneo al nucleo familiare «nel rispetto dell’efficientamento del patrimonio pubblico e di contenimento della spesa... salva l’adeguatezza del canone. In tali casi l’assegnazione avviene progressivamente secondo la disponibilità...». Le regole valgono per tutti i Comuni del Lazio ma la «strizzatina d’occhio» è diretta al Campidoglio. La richiesta della modifica al regolamento infatti è partita dal Dipartimento capitolino alle Politiche abitative, motivata dalla «mutata condizione dei nuclei familiari che risulta dalla nuova graduatoria, con crescita esponenziale dei nuclei monoparentali, avente ripercussioni sulla piena occupabilità degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, per lo più di grande dimensione». Un problema solo apparentemente secondario. Tante le case con ampie metrature che il Comune non può assegnare proprio per gli standard fissati dalla Regione. Un paradosso, si direbbe, considerato che l’emergenza abitativa a Roma riguarda circa 40mila persone. Bene dunque la modifica, se non fosse tuttavia per per quel «salva l’adeguatezza del canone». Una persona sola con requisti tali da vedersi assegnato un alloggio, potrà pagare un canone più alto per una casa più grande? L’efficentamento del patrimonio, inteso anche da un punto di vista economico, ne verrebbe a "soffrire". Il dubbio insomma, con la sanatoria delle okkupazioni ormai alle porte, è quello che venendo meno i «lacci» delle metrature, si possa favorire un nucleo piuttosto di un altro. Dubbi e perplessità che il consigliere regionale Fabrizio Santori ha chiesto di chiarire in commissione alla Pisana: «È davvero strano come la giunta Zingaretti si sia affrettata alla modifica del regolamento, di fatto facendo venir meno alcuni criteri di assegnazione, e non abbia invece recepito il decreto Lupi, in particolare il divieto di assegnazione di case popolari a chi occupa illegalmente degli immobili. Siccome, a pensar male non sempre si pecca, mi auguro che l’assessore Refrigeri venga presto a riferire in commissione».