Visti per l’Italia in cambio di sesso e soldi
Sesso e soldi in cambio di un visto utile per entrare in Italia. È accaduto a Kiev, in Ucraina, dove Amedeo Colace, un quarantaseienne romano che lavorava per l’ambasciata italiana, avrebbe elargito oltre 1500 visti irregolari. Secondo la procura della Repubblica, l’uomo avrebbe violato il testo unico che mira a regolare le leggi in materia d’immigrazione. Dopo il rinvio a giudizio però, durante l’udienza avvenuta la scorsa settimana, i giudici del tribunale di piazzale Clodio hanno rimandato gli atti in procura. Secondo la corte infatti, un dipendente dell’ambasciata è a tutti gli effetti un pubblico ufficiale, quindi il reato che dovrebbe essere contestato all’imputato sarebbe quello di «concussione», un delitto commesso da un pubblico ufficiale contro la Pubblica amministrazione. I fatti accertati dagli inquirenti sarebbero iniziati nel 2009. Secondo la procura Alexander Trot, cittadino romeno, pensava a scovare i suoi connazionali che desideravano entrare nel Belpaese anche se non possedevano i requisiti per ottenere un visto. Una volta acquisite le domande, si recava presso l’ambasciata italiana a Kiev. Giunto nell’ufficio preposto alla trattazione dei visti, consegnava le domande ad Amedeo Colace, un romano che da diversi anni lavorava per l’ambasciata. L’uomo, che attualmente vive a Kiev e ha sposato una cittadina ucraina, pensava a far entrare illegalmente in Italia chiunque elargisse una somma di denaro o, in alternativa, chi si concedesse sessualmente a lui. In tre anni l’imputato avrebbe concesso oltre 1500 visti, riuscendo a guadagnare almeno trecentocinquantamila euro. In pratica falsificava i documenti necessari per ottenere un visto, dalle carte d’identità fino alle lettere d’invito. In questo modo il documento rilasciato era provvisto di timbro, firma, data di rilascio, periodo di validità e tutto il resto. Appariva quindi perfettamente regolare . Alla fine però la truffa è venuta a galla. È stata proprio l’ambasciata ad aiutare gli investigatori, grazie a una nota rilasciata agli inquirenti dall’ambasciatore italiano in Ucraina e a diverse dichiarazioni dei dipendenti dell’ufficio pubblico. Non è la prima volta che una vicenda del genere viene alla luce. Il business dei visti richiesti dai cittadini non comunitari per entrare in Italia è un affare che alletta molte persone. Come nel caso della tratta di esseri umani realizzata attraverso le carrette del mare, spesso le organizzazioni criminali si approfittano dei controlli poco efficienti per lucrare su chi desidera entrare nella penisola. Diversi anni fa infatti, fu un intervento della squadra mobile della questura di Frosinone a dare il via ad una grande inchiesta sul traffico internazionale di visti falsi. Dopo un controllo effettuato in un night club, gli agenti avevano scoperto un giro di documenti falsi grazie ai quali le avvenenti ballerine che si esibivano nei locali raggiungevano l’Italia. L’inchiesta che ne seguì, portata avanti da sedici procure diverse, appurò che su 20 mila visti controllati, 14 mila erano risultati irregolari. Il business era gestito da diverse organizzazioni criminali che riuscivano a guadagnare una vera fortuna.