Consulenze eterne e servizi in proroga l’Ipa era la gallina dalle uova d’oro
Consulenze che andavano avanti da più di 20 anni, fra rimborsi illegittimi e professionalità mai verificate, oltre a servizi, anche questi ventennali, che venivano costantemente prorogati senza mai procedere a gara pubblica. Non riguarda soltanto i rimborsi fuori controllo a dirigenti e consiglieri d’amministrazione (con relativo danno erariale contestato per 4 milioni di euro, di cui Il Tempo ha ampiamente parlato ieri) l’indagine che Procura di Roma e Corte dei Conti del Lazio stanno portando avanti sulla gestione dell’Ipa (Istituto di Previdenza e Assistenza, al quale sono iscritti il 90% dei dipendenti di Roma Capitale). I magistrati contabili contestano infatti i contratti di almeno 6 consulenti esterni all’ente e altrettante aziende che si occupavano di opere tipografiche, fornitura di cancelleria, vigilanza e radio sorveglianza, servizi di pulizia e servizio informatico, per un danno erariale ipotizzato che supera i 2 milioni di euro (643mila per le consulenze e circa 1,5 milioni per i servizi). I consulenti, tra l’altro, avrebbero percepito anche ulteriori rimborsi che la Corte ritiene illegittimi. Si trattava, secondo i magistrati di «una consuetudine, da decenni, di nominare consulenti dell’istituto una serie considerevole di ex dipendenti del Comune di Roma che, all’atto del pensionamento, transitavano presso l’Ipa», senza che «vi fosse alcuna valutazione preventiva né alcuna procedura comparativa di curricula», creando negli anni «una sorta di consolidato rapporto, in palese contraddizione con la natura della consulenza». Qualche esempio? La dott.ssa Cervellini, individuata dal comitato esecutivo nel dicembre 1988, i consulenti Giovannini, Bergantino e Lorenzetti, nominati nel giugno 1996, o Lupino e Luciano, entrati nel 2004. Tutti contratti revocati all’atto del commissariamento nel giugno 2012. Più o meno la stessa cosa, sempre secondo i magistrati contabili, avveniva nell’ambito dei servizi, con proroghe «senza alcuna procedura di evidenza pubblica». I casi più eclatanti quelli della ditta Graf 3 che forniva «opere tipografiche» al costo di 121mila euro annue sin dal 1991 e fino al 2008; la Cgc, che forniva cancelleria sin dal 1992 con proroga annuale ad un costo medio che andava dai 100mila ai 170mila euro l’anno; oppure la Integris Italia, che al costo annuo di 155mila euro dava assistenza informatica all’ente. Per un danno erariale ipotizzato di circa 1,5 milioni di euro, pari al 40% della spesa complessiva effettivamente sostenuta dall’Ipa (circa 3,7 milioni), visto che ci si riferisce a «contratti che l’Ente avrebbe dovuto stipulare attraverso gare ad evidenza pubblica o rivolugendosi al mercato in regime di concorrenza». Dei 23 destinatari della contestazione, 18 fanno parte del gruppo dei 19 accusati dalla magistratura penale di abuso d’ufficio e danno patrimoniale. Tra loro gli ex presidenti Massimo Nardi e Enrico Fantauzzi, l’ex direttore Gildo Perfetti, l’ex capo dei Vigili Urbani, Giovanni Catanzaro (predecessore di Angelo Giuliani, arrestato mercoledì con l’accusa di corruzione), gli ex revisori dei conti Carlo Mazzola, Felice Mongelli, Simonetta Grimaccia, Francesco Alvaro e Sergio Leoni e i sindacalisti Sandro Biserna (Uil Fpl), Maurizio Marozzi (Cisl Ama), Franco Moscia (Fiadel), Francesco Pellicano (Fiadel Ama, ex Cgil), Silvano Quintarelli e Chiara Valenti (Cisl Fp). Presenti anche i nomi di 6 attuali membri del cda: il vicepresidente e sindacalista Cisl Fp, Paolo Invenenato, e i consiglieri Mario Capparelli (Cisl Fp), Massimo Cicco (Fiadel Ama), Paola Ferretti (Uil Fp), Giampiero Reali (Cisl Fit) e Luciana Persiani (Fiadel Fp, ex Cgil). Tutti coinvolti, inoltre, nella contestazione generale da parte della Corte per complessivi 9 milioni di euro di danno erariale e indagati, tranne i 5 revisori, anche dalla Procura penale. (2 - continua)