La chiesa col mosaico da record
Quando la parrocchia di Santa Emerenziana venne inaugurata nel 1942, in piena Seconda Guerra mondiale, il quartiere Trieste doveva ancora nascere e viale Eritrea, la strada su cui si trova, sfociava in piena campagna. Oggi di quel bucolico paesaggio resta ben poco, e il traffico romano è arrivato fino a qui. La piazza che prende il nome dalla chiesa è stata da poco riqualificata per i lavori della metro, ma il risultato ha lasciato i residenti un po' perplessi e ci sono state molte polemiche. Niente alberi, qualche siepe, dei tombini che funzionano male e un aspetto di certo non tra i più gradevoli. D'estate non c'è riparo dal sole e d'inverno si allaga tutta. «La piazza - dice il parroco Michele Baudena - per alcuni era più bella prima». A guardare i numeri, infatti, la chiesa non è tra le più gettonate per i matrimoni. A confermarlo è lo stesso sacerdote: «Quest'anno abbiamo preparato 37 coppie ma solo una cerimonia è stata celebrata qui. La gente esce e si trova il traffico della piazza davanti, non è proprio una chiesa da nozze. Molto spesso chi la sceglie lo fa perché partecipa abitualmente alle attività della parrocchia». Sempre i numeri rivelano un'altra realtà della zona: sta invecchiando. A Santa Emerenziana nell'ultimo anno si sono tenuti 90 funerali e meno di 30 battesimi. In giro di ragazzi se ne vedono molti, ma quasi tutti sono studenti fuori sede, che alzano la media e portano un po' vita nel quartiere; la loro partecipazione alle iniziative parrocchiali però è piuttosto limitata. C'è comunque un piccolo oratorio e un campo da calcetto di dimensioni più simili a uno da basket. Sono quasi l'emblema della carenza di giovani in questa parte della città. Però il gruppo scout funziona e vengono organizzate diverse attività di catechesi per tutte le fasce di età. Molto interessanti, ad esempio, i percorsi culturali aperti a tutta la comunità, comprese le persone che non sono direttamente interessate alla fede. Si discute dell'etica nel mondo economico, del rapporto tra mezzi di comunicazione e Chiesa, del concetto di famiglia nella nostra società e della persecuzione dei cristiani nel mondo. Padre Michele assicura che la frequenza alle messe è leggermente sopra la media romana. «Con l'arrivo della crisi - dice il parroco - abbiamo assistito ad un leggero aumento. Ma a crescere è anche il numero di persone da aiutare, in particolare giovani famiglie che faticano ad arrivare a fine mese o gente che ha perso il lavoro. I casi più difficili sono quelli in cui si tratta di persone di 45 - 50 anni». Il sacerdote tocca spesso nelle sue prediche i problemi d'attualità. «Parlo - dice - di come affrontare la crisi economica da un punto di vista spirituale, chiedo una particolare attenzione alla giustizia, cominciando da noi stessi e non pretendendo tutto dallo Stato. E raccomando maggiore sobrietà per condividere le difficoltà con chi ha più bisogno». In questa che era la parrocchia di Emilio Colombo, l'ultimo Padre Costituente da poco scomparso, c'è un mosaico moderno molto particolare. Rappresenta una Croce immensa con il Cristo risorto e fedeli di ogni razza e condizione. Padre Ugolino da Belluno lo ha realizzato negli anni degli assassinii di Martin Luther King e Robert Kennedy, che sono rappresentati nell'opera. «È il più grande di Roma - dice con orgoglio Padre Michele - occupa 523 metri quadrati dell'abside».