Dopo 60 anni la pelletteria «Fabris» messa ko dai cinesi

Abusivi e negozi di chincaglieria cinese che aprono uno dopo l'altro. La fine della pelletteria Fabris in via degli Orfani è vicina. Il prossimo 31 dicembre, la bottega che ha quasi sessant’anni di vita, abbasserà la saracinesca. L’ennesima dopo i casi emblematici della libreria Amore e Psiche, della libreria Croce, della Romana macinazione (forno creatore della rosetta). Il proprietario della pelletteria, Gabriele Fabris, lo dice con il pianto nella voce. «Non posso più farcela, qui intorno è pieno di venditori abusivi con le loro borse e articoli di pelletteria contraffatti. E poi c'è il discorso delle attività cinesi. Solo su via dei Pastini hanno aperto nel giro di qualche anno quattro negozi cinesi, due dei quali vendono gli stessi articoli che vendo io con la differenza che penzolano dal negozio e senza, credo, che paghino alcuna occupazione di suolo pubblico per questo». Eppure loro vanno avanti, le botteghe storiche chiudono. Oggi sono circa duecento, solo dieci anni fa erano il doppio. Con quest'ultima, a casa ci andranno anche i cinque dipendenti che hanno ricevuto una lettera di licenziamento e ai quali, per fortuna, Fabris riuscirà a garantire il trattamento di fine rapporto. Ma si tratta pur sempre di una grossa delusione. «Ho molta amarezza ma non posso farci niente. Anche quest’anno ho chiuso con il 30-35% in meno di incasso rispetto allo scorso anno. Ma le tasse aumentano e bisogna pagarle lo stesso e io ho anche la fortuna di essere proprietario del negozio quindi affitterò e me ne andrò in pensione». Al suo posto aprirà un'altra attività di una categoria merceologica differente rispetto a quella attuale. Il problema più grosso per questa antica famiglia di artigiani sono stati i venditori abusivi, che nel tempo hanno ridotto all'osso il fatturato del negozio. «Sono dieci anni che chiamo i vigili tutti i giorni. Loro fanno quello che possono ma gli abusivi tornano e soprattutto quando c’è il cambio vigili, dalle 12 e 30 alle 15 e 30, affollano il Pantheon e le vie laterali e purtroppo i turisti comprano. Per terra conto ogni giorno centinaia di borse, uno spettacolo indecente per il centro di Roma». Ad aggiungersi presto alla lista delle botteghe chiuse, potrebbe esserci il Bar della Pace. Raggiunto dallo sfratto esecutivo alcuni mesi fa, a febbraio ci sarà l'udienza per la finita locazione. Mentre l'amministrazione sta tentando la difficile ricucitura dei rapporti tra gli storici affittuari e la proprietà, per scongiurare la chiusura. Sempre in bilico, invece, la camiceria Bazzocchi di via del Tritone, anche questa bottega ha ricevuto lo sfratto al quale ad oggi la proprietà non ha dato seguito. Intanto anche i dati sulle imprese artigiane di Cna parlano chiaro: le attività manifatturiere sono passate dalle 7.964 del 2011 alle 7.689 di quest'anno. Segno che a soffrire maggiormente sono i mestieri più antichi. Tengono solo le costruzioni, passate dalle 12.895 del 2011 alle 13.228 del 2013 ma l'andamento è influenzato dall'aumento dei licenziamenti, che spinge sempre più ex dipendenti a mettersi in proprio e a tentare la scalata imprenditoriale. Infatti, se si va ad analizzare l’andamento di queste neo nate imprese nel tempo, si scopre che la mortalità delle stesse raggiunge quasi il 30% entro i primi tre anni.