Coop casa Lazio, dopo 10 anni a rischio il processo

Cornuti e mazziati, come dice il proverbio. Si sentono così anche le famiglie di Alfredo Spreca, Alessandra Recco e Pamela Recco, Roberto Pizzuti, Antonio Nonne, Stefano Filetti e Antonio Giacobbi a Muratella. «Come tanti altri attendiamo ancora la casa dal 1999 dalla Coop casa Lazio» hanno detto ieri appena saputa l’ultima notizia: rischia di dover ricominciare il processo sulla presunta megatruffa da alcuni milioni di euro attribuita al consorzio Coop Casa Lazio che ha mandato in frantumi il sogno di avere una casa di migliaia di soci di 49 cooperative. Quattro anni di indagini della procura, due di udienza davanti al gup e altri tre di dibattimento rischiano di non essere sufficienti per scrivere la parola fine al processo per la bancarotta della Coop Casa Lazio, un consorzio che aveva raggruppato 49 cooperative per la costruzione di abitazioni, per le quali almeno 150 persone, soci delle cooperative, hanno pagato ingenti somme di denaro senza ottenere mai la casa. Per la quarta volta dal 2010, da quando è cominciato il dibattimento, il collegio dei giudici della settima sezione penale ha dovuto cambiare composizione e ieri le parti ("in primis" i difensori di una ventina di imputati accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere e bancarotta fraudolenta) sono state invitate alla rinnovazione parziale del dibattimento tramite lettura degli atti. Per le vittime di questa vicenda ennesima doccia gelata. Ieri doveva essere il giorno delle ultime testimonianze della difesa e il 10 dicembre sarebbe stato quello della requisitoria del pm Stefano Pesci. E, invece, l’ennesimo intoppo rischia di far saltare tutto anche perché difficilmente le difese, lunedì, presteranno il consenso a dare per letti gli atti sin qui svolti in aula. Il tribunale ha fissato un nuovo fitto calendario di udienze fino a febbraio. Resta forte il rammarico dei legali di parte civile che hanno parlato di «un’ennesima beffa difficile da spiegare ai nostri assistiti che per questa storia hanno subito danni per decine di milioni. Sono finiti tutti sul lastrico per avere pagato in anticipo dal 2001 al 2005 l’acquisto di un’abitazione quasi mai assegnata». Il principale imputato è Emilio Francesco Falco che, secondo l’accusa, da ex presidente del Consorzio, dichiarato in stato di insolvenza dal tribunale di Roma nel 2004, è ritenuto il promotore di un’associazione per delinquere per distrarre dalle casse denaro versato dai soci.