Arrestati i killer della mafia georgiana

Volevano uccidere in Belgio. Sono stati arrestati ieri a Roma. A incastrare gli 8 killer è stato un regolamento di conti all’interno della mafjia russa-georgiana, esperta nei furti in appartamento. Tentato e fallito a Mechelen, ma pianificato nella Capitale. Nell’agosto 2011 i killer erano partiti da Roma dov'è il loro quartier generale. Il commando di morte, composto da 15 persone, doveva raggiungere il Paese oltralpe e uccidere in un pub due del clan rivale, David Ozmanov e Roman Manukian. È la guerra senza confine tra la cosca Kutaisi, cui appartengono i primi, e quella Tblisi/Rustavi, delle vittime, entrambe della grande madre criminale dei "ladri nella legge", i vor v zakone. Gli omicidi però non sono riusciti. L'accoltellamento che doveva essere mortale è diventato un tentato omicidio: anche se gravemente feriti, i due se l'erano cavata. Ora gli investigatori sono arrivati prima che scorresse altro sangue. La Direzione investigativa antimafia del Centro operativo di Roma, con i colleghi di Bruxelles e Parigi, ha eseguito un mandato di cattura europeo spiccato dalla Procura belga. Le misure cautelari eseguite per Giorgj Gurchiani, Valerji Poplov, Irakli Pipia, Roini Uglava, Dimitrij Orlov, David Voloshyn e David Khildikharoev. I primi sei catturati tra Tivoli e Guidonia, attorno a Roma. Gli altri due in Campania e Puglia. Altri 5 erano stati arrestati in Belgio poco dopo il fattaccio. Tutti sono ritenuti capi di cellule delle famigerate bande di georgiani specializzate nei furti in appartamento, tutti hanno il corpo tatuato come è tradizione tra i "ladri nella legge" e tutti sono accusati di tentato omicidio. L'Antimafia ha ricostruito i vari passaggi della vicenda. Il primo atto risale al dicembre 2009, in Olanda. Due del clan Tblisi/Rustavi, Kakhaber Sushanashvili e Zviad Darsadze, pestano a sangue Irakly Pipia e Giorgi Gurghiani, detto Sydorov, ritenuto capo del clan Kutaisi a Roma (entrambi tra i fermati dall’operazione della Dia). L'aggressione non passa inosservata. Rientra nei rapporti di forza tra i due clan per la gestione della cassa comune internazionale, un forziere che si calcola pieno di milioni di euro. Dunque episodi violenti che si ripetono. Eppure, ogni volta che si tocca un "ladro nella legge" la rappresaglia scatta puntuale. Come stavolta. Non è stata immediata. Sono passati meno di due anni, ma la sentenza a morte è stata emessa. Il 3 agosto 2011 sei capi zona si riuniscono a Roma. Sono pronti a unirsi ad altri due pari grado che sono all’estero, partire per il Belgio ed eseguirla. I biglietti d’aereo vengono emessi da un’agenzia in un centro commerciale di Roma nord, pagati 2.694 euro in contanti, con ricevuta rilasciata a un italiano. Vanno all'aeroporto di Fiumicino e decollano per il Belgio. Quando si riuniscono sono in 15. Fanno irruzione nel pub dove si trovano Ozmanov e Manukian e seminano il panico. Vogliono accoltellarli "come maiali" e saldare il conto per il pestaggio olandese. I due però sono ossi duri. Reagiscono, afferrano i coltelli e rendono tutto più difficile del previsto. Tanto che alla fine l’agguato mortale non riesce. I due del clan Tblisi/Rustavi rimangono gravemente feriti. I quindici vendicatori del clan Rustavi scappano. I poliziotti riescono a mettere le manette solo a cinque di loro. Gli altri si dileguano. Per gli agenti belgi sembra "solo" un tentato omicidio, una rissa tra ubriaconi stranieri come tante, finita a coltellate e con qualcuno in fin di vita. Ma non è così.