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Bagni pubblici sporchi, rotti e a pagamento

Lavandini coperti da buste della spazzatura, ascensori per disabili fuori uso, water staccati

I bagni pubblici gratis della Capitale? Un bluff. Servizi gratuiti solo sulla carta. In molti casi al romano o al turista che ha necessità incombenti viene richiesto un obolo dall’addetto Multiservizi nella guardiola (quando c’è): 0,50 euro, un euro o 2, offerta libera in bella mostra.

Succede in piazza Sonnino, dove il guardiano in posizione davanti a una sedia con sopra le «mance» non dà scampo: se cerchi di uscire gratis ti bracca, dicendoti buongiorno rimarcando ogni sillaba. Ma anche in piazza della Città Leonina, dove i due «controllori», quando tenti di svicolare a mani vuote, ti guardano parecchio male. Stesso film a piazza di Spagna e spesso in via Zanardelli. Poi c’è il caso del bagno di via Carlo Felice, zona San Giovanni, con la scritta in evidenza «servizi igienici a pagamento 0,30 euro». L’Ama puntualizza che non è lei a gestirlo, all’ingresso c’è un cartello con scritto «Comune di Roma». Negli altri casi l’azienda capitolina precisa che «il personale che gestisce le strutture fisse gratuite non è in alcun modo autorizzato a chiedere contributi economici ai cittadini». Ama aggiunge anche che «ci stiamo attivando per effettuare verifiche, per risolvere i disagi e intervenire sulla riqualificazione».

Sono 26 i servizi igienici fissi dell’Ama in muratura in città, tutti gestiti dall’impresa Multiservizi (oltre ad altri 26 prefabbricati automatizzati a pagamento, anche questi con qualche disfunzione, come l’apertura spesso senza monete in via Gelsomini). Ne abbiamo visitati quindici, documentandone la situazione. Il sito Ama - dove il servizio ricerca «per strada» è bloccato - non cita gli orari di apertura in vigore (l’80% dei romani non sa che sabato e domenica sono chiusi) e dà per attivi i servizi, ad oggi, non più funzionanti, di piazza Risorgimento e via dell’Esquilino, ridotti a discariche a cielo aperto. Quello all’Esquilino è chiuso «perché veniva usato come base per lo spaccio di sostanze stupefacenti», fa sapere Ama, che però continua a darlo per attivo sul suo sito. Le condizioni lasciano a desiderare. Nel bagno donne di Parco Adriano a Castel S. Angelo, un lavandino è inagibile, imbustato in un sacco dei rifiuti, la pulizia è un optional e le tavolette del water sono annerite dall’usura. La tabella dell’orario riporta ancora la dicitura «aperto tutti i giorni», stessa cosa del wc di Basilica San Paolo. Nel bagno di via Carlo Felice, aperto pure di domenica, ci sono porte imbrattate dai writers, odore nauseabondo, water staccati da terra, carta igienica appesa ad un tubo con tanto di catena, illuminazioni disintegrate con fili elettrici penzolanti, prese scoperte accanto ai seggiolini per i bimbi, nell’angolo una sedia a metà. Un altro capitolo interessante riguarda gli ascensori per disabili. Cinque sono guasti da molto tempo: in piazza di Spagna, dove si confondono in mezzo all’erba alta, in piazza S.M. Liberatrice, a San Pietro, Porta Maggiore, dove penzolano i neon, a Porta San Giovanni, dove la carta in terra usata è a mucchi. Altri sono ridotti in condizioni pessime. A Porta Cavalleggeri, ancora, non si trova più l’ingresso, perso in mezzo alle scritte. A San Pietro, si è accolti da un cartello con gli orari (errati) in mezzo a fili che fuoriescono dal muro e le tubature rotte non si contano. Il bagno di Trastevere è tra i più accessibili: ci sono pure i fiori in una bottiglia di succo di frutta. A Testaccio, scale luride e la palina con le indicazioni sta per crollare; al Gianicolo, per entrare bisogna passare in un tappeto di foglie secche e una stanza ripostiglio; a San Paolo ci sono le insegne spaccate e i cartelli con gli orari non corretti.

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