Chi cavalca il cane sbagliato

Quando la parola "canile" finisce sui giornali, in genere non è una buona notizia. È giusto che sia così, perché bisogna denunciare e bastonare chi maltratta gli animali. Oggi invece abbiamo deciso di raccontare la storia di un canile che molti, per qualche motivo, vorrebbero far passare per un "lager", ma che "lager" non è. È la storia di una vita fatta di coccole e sacrifici. È la storia della signora Parrelli, 90 anni, e di un manipolo di volontari che accudiscono 365 giorni all’anno, 300 cani e 200 gatti. È una storia d’amore. La storia di una maestra di scuola e di pianoforte che ha rinunciato a tutto pur di stare vicino ai suoi trovatelli. Abita perfino con loro, in una piccola stanza con una stufa e un fornello per cucinare. Eppure è una donna così invidiata, che da cinquant’anni deve combattere con le unghie e con i denti contri chi, animalisti compresi, vorrebbe portarle via il canile. E a volte, come è capitato qualche giorno fa al consigliere comunale del Pdl Fabrizio Santori, qualche politico ci casca. Così, pensando di "cavalcare il cane", finisce per non vedere cosa sia in realtà il canile Parrelli: un potenziale tesoro. Soldi, dinero. Anche un trovatello pieno di pulci può valere qualcosa, qualcosa come gli euro che il Campidoglio paga alle cooperative per mantenere ogni giorno un cane nelle strutture comunali. Oppure basterebbe la sola struttura a far girare la testa ai più avidi. Da un giorno all’altro potrebbe essere trasformata in una pensione per cani, non servono nemmeno le autorizzazioni. È già tutto pronto, comodo, di passaggio, lungo il Gra. Magari lasci Fido lì, vai al lavoro, e la sera lo ripassi a prendere. Ora fatevi due conti moltiplicando il numero dei cani ospitati e dei posti a disposizione del canile Parrelli. Eppure lei, che non ha mai preso un soldo dalle istituzioni, non ha mai pensato in tanti anni di farlo diventare un business. Ma se doveste passare da quella parte e per caso vi venisse voglia di adottare un cane, non aspettatevi certo l’Hilton. Ci sono tante cose da mettere a posto. Un percorso che la signora Parrelli ha iniziato e che sta, con fatica, portando avanti. Piuttosto, a chi ha varcato quel cancello senza sapere o facendo finta di non sapere, bisognerebbe domandare: avete chiesto alla Parrelli se ha bisogno di qualcosa?