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Nei guai la srl delle vendite on line Finte fatture e 200 milioni evasi

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Compravano articoli hi-tech nell'Est europeo, non pagavano l'Iva e, a un prezzo molto basso, li rivendevano on line in Italia. Un ricco giro d'affari che sarebbe stato nascosto al fisco, scoperto dalla Guardia di finanza del Comando provinciale di Roma diretto dal generale Ignazio Gibilaro. I numeri:sei arrestati, 63 indagati e oltre 200 milioni di euro evasi (92 milioni di Iva non dichiarata e 133 di fatture false). Inoltre, è stato disposto il sequestro preventivo di beni mobili e immobili (nella zona di Alba Adriatica) per un valore di 9 milioni di euro. L'indagine è stata coordinata dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Stefano Fava. Riguarda il biennio 2010-2011 e i primi mesi di quello in corso. Secondo gli accertamenti della Compagnia di Fiumicino del capitano Gaetano Stramentinoli, al vertice della struttura c'era la Diunamai, marchio di prodotti tecnologici - televisori, computer, telefonini e tablet - venduti su Internet. La proprietà è risultata della Daf srl (a Fiano Romano) dei fratelli Alessandro e Federico Dezi (agli arresti domiciliari). Società al centro di una galassia in cui orbitavano circa altre 200 sigle, tutte intestate a prestanomi:Clemente Loi (al momento latitante), Alessandro Bonanni, Roberto Berera (anch'egli irrintracciabile) e Simone Paolini. Ed è con queste ultime che la Daf avrebbe organizzato il trucco. Le ditte-satellite compravano la merce all'estero, in paesi comunitari. Come prevede la legge, non pagavano l'Iva sui beni acquistati e la sospendevano il versamento fino all'ingresso dei beni in Italia. Esborso che le 43 imprese non avrebbero mai eseguito. Poi emettendo fatture false simulavano la vendita alla Daf dei prodotti che finivano sul sito della Diunamai a un prezzo decisamente inferiore a quello della concorrenza. In questo rimbalzo di acquisti e vendite fasulle, il ruolo delle 43 imprese è stato decisivo. Avrebbero garantito la «copertura». Il rischio è tutto degli amministratori, i prestanome, nullatenenti, alcuni di loro perfino dei senza fissa dimora, stipendiati con poche centinaia di euro al mese. L'operazione di ieri è una costola di un'inchiesta che era partita molto più in grande, condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Roma, coordinata sempre dai magistrati Rossi e Fava e conclusasi nel gennaio scorso. Figuravano sempre Daf, Diunamai e gli stessi fratelli Dezzi. Ma il contesto era molto più ampio. Si allargava a insegne come Pastarito e Pizzarito, marchi alimentari diffusi specie negli autogrill sulle autostrade. Le accue erano di aver pilotato il fallimento di diverse società, trasferendo i loro crediti ad altre sigle con bilanci in attivo. Le presunte «menti» dei crac pilotati sarebbero stati un avvocato e due commercialisti romani: Andrea Badani, Riccardo Modiano e Michele Benincasa Stagni ai quali si sarebbero rivolti gli imprenditori che volevano disfarsi dei debiti delle loro aziende e rimanere proprietari della parte sana trasferita in altre scatole cinesi.

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