È già pronta la rivolta sull'Imu

Duei settori dove c'è maggiore preoccupazione: quello delle case popolari e quello degli istituti di beneficenza. Una situazione politicamente complessa perché economicamente iniqua. Un concetto be chiaro ai sindaci che ieri si sono riuniti in sede Anci decidendo di istituire un tavolo permanente proprio sull'Imu. E Alemanno è andato oltre: «Per via del combinato disposto tra i vincoli del Patto di stabilità e le incertezze dell'Imu, se non avremo risposte dal governo in merito, non si può non scendere in piazza. Dopo aver chiesto un ulteriore incontro al premier Mario Monti e se, come tutti crediamo, non avremo risposte su questi temi - ha incalzato il primo cittadino - è ineludibile che i sindaci si facciano vedere con una loro protesta». A chiedere agevolazioni in maniera bipartisan sono sorpattutto i responsabili delle case popolari che, solo a Roma, sono decine di migliaia e nella maggior parte dei casi con affitti che arrivano a poche decine di euro. Il problema delle tasse sulle case popolari, in gestione alla Regione, risale a una decina di anni fa, quando le Iacp si trasformarono in Aziende territoriali e, come tali, con obblighi tributari ben precisi. Tuttavia, gli affitti popolari e i costi di manutenzione, non hanno mai consentito il pagamento pieno dell'ex Ici. Tanto che la fetta più grossa del debito di bilancio delle Ater riguarda proprio il pagamento dell'Ici. Dell'ex Ici. Figuriamoci la nuova Imu con aliquote che, seppure agevolate, sono comunque al rialzo. La bozza sulla quale il parlamento sta lavorando vuole l'aliquota per gli immobili Ater dallo 0,58 all'1 per cento. Ma se l'affitto è di appena 7 euro al mese, anche un centesimo fà la differenza. Caso analogo per le Ipab. Nella Capitale sono migliaia gli appartamenti e i locali di proprietà degli isitituti di beneficenza, nella maggior parte dei casi si tratta di lasciti a favore dei più sfortunati. A lanciare l'appello, il commissario straordinario dell'Istituto per ciechi Sant'Alessio Margherita di Savoia, Donato Robilotta. «Governo e Parlamento accolgano il grido d'allarme delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza sulla questione del pagamento dell'Imu - dice Robilotta - tutti i proventi derivanti dalla locazione degli immobili delle Ipab come il S. Alessio vengono interamente utilizzati per erogare servizi di assistenza. Non capiamo quindi perché altri soggetti, come ad esempio le fondazioni bancarie, verranno esentate dal pagamento dell'imposta, mentre noi che di fatto siamo una onlus, ci troveremo di fronte a una batosta che comporterà un insostenibile aggravio per il bilancio, con l'inevitabile riduzione dei servizi e un danno rilevante per gli utenti meno abbienti». È chiaro dunque che l'Imu a Roma mette a serio rischio la coesione sociale. Sus. Nov.