Addio vigilantes nella stazione della Reggiani

Itagli alla vigilanza partiti a inizio marzo dalle linee della metropolitana A e B corrono ora sui binari delle tratte ferroviarie locali, senza risparmiare la stazione Tor di Quinto, che nella memoria di tutti resta il luogo dove è stata seviziata ed uccisa Giovanna Reggiani. Qui dal mese scorso, a causa del piano che l'Atac definisce di «razionalizzazione», i vigilantes staccano alle 12 (prima stavano fino alle 23), cedendo nei fatti il testimone alle addette alle pulizie, quattro donne che, a turno, presidiano lo scalo dalle 6 del mattino alle 21. «Siamo le uniche a garantire una presenza fissa, una beffa - dicono loro, che si sono già rivolte ai sindacati per sollecitare una soluzione alternativa - non per creare allarmismi, ma ci dovevano lasciare da sole proprio in questa stazione, per di più quando fa buio, dopo tutto quello che è successo?». Tor di Quinto, a cinque anni dalla morte della Reggiani, è cambiata. La nuova stazione, riaperta al pubblico nel 2009, ha una fisionomia apparentemente più rassicurante. Il vialetto che conduce allo scalo, fornito di colonnine sos, è illuminato. Le telecamere monitorano i locali h24 dalla centrale di sicurezza Atac. Da viale di Tor di Quinto viaggia anche il bus-navetta, il 332, che fino alle 23,30 evita ai passeggeri di avventurarsi a piedi in zone che comunque restano isolate e poco frequentate. È però il presidio fisico ad esser venuto meno. Tagli a rate: prima l'esercito h24, sostituito da due vigilantes, poi uno fino alle 23, in concomitanza con la corsa degli ultimi treni, infine uno a metà, solo durante la mattina, come detto fino alle 12. Di qui la preoccupazione di chi transita o lavora in quello che resta un tempio della memoria, sulle cui pareti campeggia la targa voluta dal Comune proprio in memoria della Reggiani, deserto nella maggior parte del tempo. «Qui abbiamo pochissimo transito – spiega Elena, una delle addette alle pulizie – e la paura c'è. Io non porto dietro nulla, né borse né collane, ho solo il mio cellulare in tasca così se succede qualcosa chiedo aiuto». Sono quattro le donne, romane, che a rotazione «presidiano» la stazione e che, come dicono loro, fanno «la notte». «Quando inizia a fare buio – continua Elena – mi chiudo nello stanzino, esco per pulire solo quando sento che arriva il treno oppure la navetta, ormai conosco tutti gli autisti». La speranza è che ìtorni il guardiano di sera fino alle 23, anche per una questione di compagnia, magari non può far nulla ma la presenza di qualcuno dissuade i malintenzionati». L'Atac parla di razionalizzazione «in alcune stazioni, meno rilevanti per flussi di passeggeri, dove i turni di presenza dei vigilantes vengono concentrati in funzione del transito». Per la tratta Fr3, la stessa rotazione che ha lasciato sguarnita Tor di Quinto ha permesso il dirottamento di alcuni vigilantes sul Centro Rai. Eppure, proprio la scarsa frequentazione resta uno dei punti dolenti di questo scalo, del quale si servono solo qualche centinaio di cittadini durante il giorno. Sempre sulla Roma-Viterbo, sono altre cinque, tra queste Monte Antenne (ad un passo da un altro campo nomadi) e La Celsa, a dover fare i conti su una presenza di guardie ridotta che si limita alle 12: «Questa razionalizzazione è comunque collegata all'intensificazione dei pattugliamenti delle forze dell'ordine – precisano ancora dall'Atac – che continuano l'attività di costante controllo pianificata nell'ambito del Patto Roma sicura con Roma Capitale».