Caos licenze in Centro Interrogazione in Consiglio

UgoCassone, presidente della Commissione Commercio, non ha dubbi che il caos licenze in centro storico, che starebbe emergendo da un filone dell'inchiesta sul racket licenze e mazzette ai vigili urbani, abbia come responsabile «il centrosinistra, che ha governato negli ultimi anni il I Municipio, quindi il presidente Lobefaro prima e Corsetti oggi». «Dovremo fare un'attenta verifica su tutte le licenze rilasciate nel centro storico, nell'area del Tridente ma anche all'Esquilino dove c'è stato un proliferare di attività dietro alle quali si nasconde la mafia - dice Cassone - se è vero, come avete scritto anche sul Tempo, che ci sarebbero 130 locali aperti senza autorizzazione, sarebbe un fatto gravissimo, di cui qualcuno deve rispondere. Per questo motivo proporrò subito un'interrogazione in Consiglio». Ma il Campidoglio, assicura il presidente della Commissione Commercio, lavorerà anche per semplificare le norme che regolano l'esercizio delle attività commerciali. «Dobbiamo consentire a un imprenditore di poter fare una domanda per un'autorizzazione senza per forza dover ricorrere ad esperti - spiega Cassone - Ben vengano le agenzie specializzate in queste pratiche, ma la normativa deve essere tale che anche chi non ha soldi per permettersi di pagare questi servizi, possa comunque farcela da solo». Cassone sta già lavorando a una nuova delibera che modifichi la 75, sulle occupazioni di suolo pubblico, e a un nuovo regolamento per la somministrazione di alimenti e bevande che sostituisca quello attuale. «Lo spirito di questi interventi è quello di mettere poche regole certe e trasparenti. Soprattutto la trasparenza deve essere garantita per evitare che l'intreccio di regolamenti e normative delle quali spesso è vittima l'imprenditore, possano dare adito ad episodi non troppo chiari, come quelli che stiamo leggendo da settimane sui giornali». Altro nodo da sciogliere, per Cassone, è il veto della Sovrintendenza. «Lo avete messo bene in evidenza con la vostra inchiesta, il diniego su ogni cosa e i tempi di risposta troppo lunghi, rischiano di alimentare il fenomeno dei ricorsi al Tar, usati troppo spesso per legittimare situazioni di abusivismo». Damiana Verucci