Per curarsi bisogna pagare.

AlSan Camillo questo pare essere un assioma pressoché consolidato, tant'è vero che nel mirino del direttore generale Aldo Morrone è finita proprio l'intramoenica, l'attività libero professionale a pagamento dei medici. Il perché lo spiega il segretario provinciale della Uil-Fpl Paolo Dominici: «Ci sono dieci dirigenti medici che su un totale di dieci prestazioni ne hanno effettuate nove in intramoenia e solo una istituzionale. Non solo. La gestione degli appuntamenti fa capo agli stessi medici, così come i compensi che vengono incassati e poi versati all'azienda. Chiediamo alla direzione un intervento immediato». Il problema ha anche un aspetto economico. Per gni euro incassato con l'attività libero professionale il San Camillo perde 10 centesimi. È inoltre prassi consolidata che il volume delle prestazioni erogate ai cittadini con pagamento del ticket in orario di servizio sia ampiamente superata dal volume di quelle erogate in intramoenia. Inoltre la quasi totalità delle prestazioni effettuate di pomeriggio risulta in regime libero professionale. «Il risultato - accusa la Uil-Fpl - è che se i cittadini sono costretti a pagare per curarsi». Qualche dato per capire meglio. Una mammografia bilaterale non risulta prenotabile per le eccessive liste d'attesa, ma in intramoenia è effettuabile entro 4 giorni al prezzo di 100 euro. Altri esami diagnostici (risonanza magnetica, visita ortopedica, ecografia all'addome, visita cardiologica) hanno liste d'attesa che vanno dal 26 giugno 2012 al febbraio 2013, ma sono effettuabili in regime libero professionale attendendo in media 2-3 giorni a prezzi che oscillano tra i 100 e i 180 euro. Un business colossale per i medici. Meno per l'ospedale e gli utenti. La proposta di Dominici è istituire un ufficio che controlli tale attività, contabilizzi le risorse e le redistribuisca in modo che tale attività costituisca una risorsa per l'ospedale e quindi per i cittadini. Nell'ultimo tavolo di concertazione con l'azienda il sindacato ha proposto una diversa organizzazione per la gestione delle agende e del pagamento delle prestazioni. Il problema riguarda anche gli interventi chirurgici. Molto spesso chi segue le vie istituzionali per operarsi «si trova a non poter effettuare l'intervento perché è scaduta la preospedalizzazione ed è costretto a saltare l'operazione e a ripetere tutte le analisi», denuncia Dominici. Secondo la Uil-Fpl il problema del Pronto soccorso non è una novità: «La situazione era al collasso già mesi fa ma nessuno di ha ascoltato». Non solo ma la situazione drammatica del San Camillo «è comune a tutti i Dea degli ospedali romani e la colpa è sia di questa giunta si di quella precedente». A rendere difficile la situazione è anche il fatto che le dimissioni non vengono effettuate durante il fine settimana, col risultato che i letti risultano occupati impropriamente nei giorni di maggior accesso al Dea. La Uil-Fpl denuncia poi l'inadeguatezza dei lavori di ristrutturazione dei locali; la specialistica non presente al Dea con i pazienti costretti ad attese bibliche a causa degli spostamenti inevitabili da e verso i padiglioni; la scarsità di barelle, carrozzine e poltroncine per l'attesa e della strumentazione dovuta ai tagli di bilancio. Mentre il San Camillo soffre, non si ferma la polemica politica. La governatrice torna a ribadire la bontà del proprio lavoro: «In 21 mesi abbiamo fatto molto di più del centrosinistra in 5 anni». La Polverini nega di aver chiuso ospedali, come invece ha fatto il centrosinistra ad esempio con il San Giacomo, e rivendica le assunzioni effettuate: «Noi stiamo lavorando nel rispetto di una Regione sottoposta a piano di rientro e che deve rispettare delle regole. Io personalmente ho sottoscritto deroghe per medici e infermieri laddove ne abbiamo ravvisato la necessità. Quegli ospedali che in questi giorni sono agli onori della cronaca hanno ottenuto da parte mia personale aggiuntivo e in particolare medici destinati all'emergenza. C'è il blocco del turn over. Ciononostante ci siamo assunti la responsabilità, in particolare per le emergenze, di sbloccare assunzioni. Stiamo lavorando dal giorno del mio insediamento per garantire il diritto alla salute. Stiamo riorganizzando il percorso di uscita del paziente tramite l'attivazione di Rsa allo scopo di liberare letti che servono per le emergenze». Durissima la replica del capogruppo del Pd alla Pisana Esterino Montino: «Mi capita raramente di dar ragione alla Polverini. È verissimo che in 21 mesi la presidente ha fatto qualcosa più di noi: molti danni. Che poi il sistema sanitario regionale stia andando verso la modernizzazione è un nuovo fotogramma del film della presidente. La realtà di questi giorni, infatti, racconta che siamo al disastro vero. Una realtà che non interessa alla presidente, altrimenti sarebbe intervenuta. Ha chiuso 11 pronti soccorso mettendo in ginocchio i Dea di grandi ospedali che in 21 mesi non sono stati potenziati. In più ha chiuso i piccoli ospedali, minando la funzionalità delle grandi strutture d'eccellenza. Non ha aperto alcuna Rsa, bloccando addirittura le aperture previste e non ha fatto alcun intervento di potenziamento dei servizi territoriali e di integrazione con i medici di famiglia». Montino invita poi la Polverini a evitare dichiarazioni «scomposte e improprie» come quella «in passato tutti rubavano» e ricorda il progetto di riutilizzo del San Giacomo per la medicina del territorio.