Dalla sanità alle Olimpiadi. I Sette Colli appesi a Monti

Scelta. Ma anche cambiamento. È la traduzione dal greco antico di krisis. E mai come oggi la crisi - politica in questo caso - potrebbe rappresentare una scelta e un cambiamento, soprattutto per Roma e per il Lazio. Il governo tecnico guidato da Mario Monti - al quale oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferirà l'incarico di formare il nuovo esecutivo dopo le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - provocherà scossoni non solo nel Paese, ma anche al Campidoglio e in Regione. Crisi come scelta. E la pratica della pubblica amministrazione, l'esercizio del potere, vuol dire necessariamente scegliere. E magari cambiare. Sono tanti i fronti aperti, sia per quanto riguarda il Comune sia per quanto riguarda il Lazio. Prendiamo la sanità, ad esempio. Il commissariamento scade il 31 dicembre prossimo e il commissario ad acta nominato dal governo Berlusconi è la governatrice Renata Polverini, con subcommissario Giuseppe Spata che ha sostituito Mario Morlacco. Davanti a sé il nuovo governo ha quindi una duplice scelta da compiere: se confermare il commissariamento della sanità laziale ed eventualmente chi nominare commissario. La conferma della Polverini, se verrà prorogato il commissariamento, è scontata, ma la posizione di Spata potrebbe indebolirsi, visto anche il rapporto non proprio idilliaco tra il subcommissario e la governatrice, come riferiscono fonti interne a via Cristoforo Colombo. La Polverini, di nuovo commissario, potrebbe ottenere così un nuovo compagno di viaggio e questo potrebbe portare anche a un cambiamento del Piano di rientro dal deficit sanitario e del Piano di riordino della rete ospedaliera. Il governo Berlusconi ha preteso l'applicazione del piano stilato dall'ex commissario Guzzanti, cioè la chiusura di 24 piccoli ospedali di provincia. Ma, visti anche i recenti pronunciamenti del Tar, non è detto che il nuovo governo non decida di concordare un nuovo piano con la Polverini. Anche se sembra difficile: i ministri cambiano, i tecnici restano e il Piano è più roba da tecnocrati che da politici. Una scelta tutta politica riguarda invece il Piano Casa (impugnato dal governo Berlusconi su impulso di Galan) e il Piano Rifiuti, in discussione alla Pisana e sul quale la Polverini aveva chiesto massima condivisione all'ormai ex ministro Fitto per evitare nuovi incidenti di percorso come accaduto su urbanistica e accreditamento della sanità privata. Non è detto che con il nuovo governo non si arrivi a un'intesa per aggiustare il Piano Casa e sistemare la questione, ritirando l'impugnazione. Tutta da definire è poi la questione Roma Capitale, che riguarda tanto Comune quanto Regione. La difficile coabitazione tra il sindaco Gianni Alemanno e la Lega Nord al governo si è chiusa con l'ennesimo, ultimo, scontro frontale con Calderoli. Il secondo decreto attuativo della riforma non esiste. Il Pdl romano è su tutte le furie. Chissà quale sarà l'atteggiamento del governo Monti su una delega legislativa che scadrà il prossimo 21 novembre alla quale, per evidenti motivi, non sarà in grado di far fronte. E cosa farà la nuova larghissima maggioranza che sosterrà l'esecutivo tecnico? Reitererà la delega? E cosa ne sarà delle opere infrastrutturali che attendono il via libera del Cipe? Il Campidoglio sarà spettatore interessato all'insediamento del nuovo governo. I nodi da sciogliere non mancano: sicurezza, candidatura olimpica, trasporti. Ad esempio l'Atac deve avere 200 milioni di euro da Palazzo Chigi. Trasferimenti indispensabili per dare ossigeno ai disastrati conti dell'azienda. E che dire delle liberalizzazioni? Il Comune dovrà privatizzare le proprie aziende come chiede l'Ue? La ricetta anticrisi di Monti è probabile che lo preveda, come del resto il provvedimento varato dal governo Berlusconi in agosto. E anche il progetto Roma 2020 è legato al nuovo governo: la mozione parlamentare bipartisan per la parte pubblica del finanziamento della candidatura olimpica, prevista subito dopo il via libera dell'Aula Giulio Cesare, non è stata ancora presentata. Così come tutta da definire è la questione sicurezza. Ieri Alemanno è tornato a chiedere il Terzo Patto per Roma Sicura: «La mancanza di personale delle forze dell'ordine è un tema su cui stiamo dibattendo con il prefetto anche per quel che riguarda il Terzo Patto per Roma Sicura, per firmare il quale dovremo aspettare il nuovo governo in modo tale che ci sia un ministro dell'Interno in carica per poter avere un interlocutore governativo». Magari senza la Lega - Maroni, Calderoli - sarà tutto più facile. L'altra faccia della crisi.