Intercettate le email degli indignados

Intercettate anche le email. Non solo i numeri di cellulare di chi è considerata una testa calda della manifestazione di sabato, ma anche la posta elettronica. Ma di quale indirizzi si tratta? Soltanto di quelli che vengono impostati sui telefoni smartphone. Anche lo scambio di sim card non impedisce alle forze dell'ordine di continuare a monitorare lo scambio di informazioni tra i partecipanti del corteo ad alto rischio. Probabilmente ancor di più del 14 dicembre. Un lavoro che non prevede autorizzazione dall'autorità giudiziaria proprio perché le conversazioni non possono in seguito essere usate in un procedimento penale. Ma può permettere agli uomini in divisa di capire se vengono organizzate azioni violente o se vengono nascoste armi lungo il percorso stabilito. Se ci sarà violenza o meno non lo può sapere nessuno. Cosa accadrà sabato durante la manifestazione contro il governo è ancora un punto interrogativo. Per ora l'unica certezza è che ieri gli «indignati» si sono presentati in via Nazionale, hanno montato un gazebo, una tenda e hanno aperto alcuni sacchi a pelo con l'intenzione di restare lì a oltranza. Nessuno scontro con le forze dell'ordine che presidiavano Bankitalia durante l'incontro tra Mario Draghi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma quella tranquillità di ieri pomeriggio non è detto che possa proseguire anche tra due giorni, quando migliaia e migliaia di studenti, in arrivo da tutta Italia, invaderanno la Capitale. Lo stato d'allerta di polizia e carabinieri è alto, tanto da esaminare ogni elemento utile a prevenire azioni violente, ascoltando in maniera preventiva chi potrebbe organizzare assalti ai palazzi del potere e tentare di sfondare le due zone rosse. Proprio queste, infatti, dovrebbero essere decise domani dal prefetto Giuseppe Pecoraro, dal sindaco Gianni Alemanno, dal comandante provinciale dei carabinieri Maurizio Mezzavilla e dal questore Francesco Tagliente. Misure definitive non sono state ancora prese, soprattutto perché è all'attenzione delle forze dell'ordine lo scambio di informazioni degli indignati, che stanno usando soprattutto internet.   Ieri, intanto, alle 16 si sono radunati circa 250 indignati a 500 metri da Palazzo Koch. Di fronte a loro blindati di polizia e carabinieri, sui quali sono stati affissi manifesti con scritto «Draghi ribelli alla dittatura della finanza» oppure «yes we camp». Hanno scandito slogan contro le «dittature delle banche» e della Banca centrale europea per la gestione della crisi finanziaria. «We are 99%», siamo il 99 per cento è lo slogan risuonato in questo giorni a Wall Street. E ieri è stato ripetuto in alcuni cartelloni esposti davanti ai blindati. Via Nazionale è rimasta off limits fino a ieri sera, creando non pochi problemi alla viabilità del centro e delle zone a ridosso della stazione Termini e piazza Venezia. Nel tardo pomeriggio tre indignati dei «Draghi ribelli» hanno portato, scortati dagli agenti della Digos, una lettera a Napolitano. «C'è una generazione esclusa dai diritti e dal benessere - hanno scritto - che oggi campa grazie al welfare familiare e sulla quale si sta scaricando tutto il peso della crisi. La questione non si risolve togliendo i diritti a chi li aveva conquistati, i genitori, ma riconoscendo diritti a chi non li ha, i figli». Loro, con tanto di maschera dai richiami orientali, si definiscono un nome collettivo, «non un'entità virtuale ma tante persone in carne e ossa» che si contrappongono ai «feroci draghi occidentali». «Non si può fare una previsione esatta sul livello del rischio - ha detto il sindaco - saranno giorni delicati, difficili, e la nostra indicazione è quella di avere dalle forze dell'ordine tutta l'attenzione e la flessibilità per evitare indicenti». Anche il prefetto non ha esitato a fare il punto della situazione. «Tutte le manifestazioni di ordine pubblico sono imprevedibili e questa è come le altre per cui non abbiamo nessun problema». E ancora: «Il corteo impegnerà anche i vigili urbani e ovviamente ci sarà un problema di mobilità su Roma. Abbiamo chiesto al sindaco che siano privilegiati servizi di sicurezza rispetto a quelli di mobilità». Prima che gli studenti si radunassero in via Nazionale, altri indignati hanno bloccato il traffico per alcuni minuti in via del Corso, dopo essersi dati appuntamento via internet. «Per noi sarà la giornata dell'impegno», ha detto il questore, riferendosi a sabato. «Giorno dopo giorno continuiamo a lavorare per mettere insieme tutte le informazioni per garantire il diritto a manifestare, la sicurezza degli obiettivi e l'incolumità di manifestanti e poliziotti».