La mossa della caramella

Ligia al saggio detto: non accettare caramelle dagli sconosciuti, la presidente della Regione non ha fatto eccezioni. Concluse le celebrazioni, al momento dei saluti, uno dei presenti ha chiesto alla governatrice se volesse una caramella. «Non sarà avvelenata?» chiede con scrupolo poi, voltandosi, si è accorge che l'autore del gentile gesto è il sindaco Alemanno. «Caramelle da lui? Ma che so' matta!». Una battuta simpatica in una giornata importante. Ieri Roma ha compiuto i suoi «primi» 141 anni da Capitale d'Italia. Un compleanno vissuto in un clima particolare ma che ha segnato anche un nuova strada per il futuro. Una strada più certa. In tempi di tagli, di scelte difficili, di sacrifici importanti e di stanchi ma pur sempre vivi venti secessionisti che provengono dal Nord, Alemanno e Polverini sembrano aver trovato quell'unità di intenti non solo necessaria ma indispensabile per chiudere l'iter della riforma di Roma Capitale. Una «rivoluzione» istituzionale che può sembrare lontana dai cittadini ma che invece proprio a loro guarda. Più poteri e autonomia amministrativa e dunque economica significa dare risposte dirette alla cittadinanza. E se fino a poco tempo fa i paletti sul secondo decreto di Roma Capitale, venivano proprio dalla Regione, ieri il segnale è stato forte e chiaro. «Grazie ai Bersaglieri e a questa giornata abbiamo completato l'unificazione nazionale, ma soprattutto abbiamo reso Roma Capitale dell'Italia» ha detto la Polverini dopo aver deposto una corona al Monumento alla Breccia, «siamo qui - ha aggiunto - anche per dare un segnale ai nostri colleghi di altri territori, che troppo spesso usano parole improprie in un momento in cui c'è bisogno ancora di più di un Paese unito e compatto per rispondere alla crisi e che rischia di non dare un futuro alle giovani generazioni. Oggi siamo qui con convinzione per dire che Roma è Capitale intorno alla quale tutti i territori del nostro Paese si devono riconoscere». Un altolà al Senatùr Bossi che viene poi decisamente "potenziato" dal sindaco: «L'unità nazionale non si tocca, è un principio inviolabile di cui Roma è simbolo indelebile. Guai a chi tocca Roma Capitale e guai a chi tocca l'unità nazionale». Poi, Alemanno ha ribadito: «Ci sono i margini perché il secondo decreto venga approvato entro novembre, basta avere la volontà del governo e dei contesti istituzionali che devono trovare un punto di intesa». Così quella caramella offerta, seppure simpaticamente rifiutata, sembra aver già colpito nel segno. Renata, almeno sulla riforma di Roma Capitale sembra essersi addolcita.