Effetto - Iva. Da oggi tutto costa di più

Latte e pane a colazione, frutta a merenda, pasta al pomodoro la sera. Niente elettrodomestici per la casa, niente abbigliamento, tanto meno la palestra, il garage per la macchina e la benzina. Guai poi se servirà la consulenza di un avvocato, un notaio o un commercialista. Tutti beni e servizi, questi ultimi, che insieme a una lunga lista di altri beni, hanno subito da sabato scorso l'aumento dell'Iva dal 20 al 21%. Intendiamoci, per il consumatore si tratta di aumenti lievi (per fare un esempio, se un paio di scarpe costava fino a ieri 120 euro oggi lo pagheremo 121), ma pur sempre di aumenti si tratta e poi bisognerà stare attenti ai furbi che, come accaduto con il passaggio dalla lira all'euro, ne hanno approfittato per gonfiare i listini. Questo non accadrà ai romani, a detta delle principali associazioni di categoria. Confcommercio e Confesercenti assicurano che se aumenti ci saranno, «verranno assorbiti interamente dai commercianti». «Soprattutto per l'abbigliamento - spiega Roberto Polidori, presidente vicario della Confcommercio - abbiamo ricevuto proprio ieri (sabato ndr.) l'indicazione dal presidente di Federabbigliamento di non aumentare i prezzi. Ci mancherebbe altro, con la crisi che già sta attraversando il settore». Di certo per ora c'è, che la maggior parte dei generi alimentari che vanno a riempire ogni giorno il carrello della spesa dei consumatori non subirà aumenti perché gode dell'aliquota Iva agevolata al 4% o al 10%. Di questa lista fanno parte, per esempio, il pane, i pomodori, il latte, l'olio, la pasta, l'ortofrutta, la farina, le uova. Lo stesso non può dirsi per particolari alimenti considerati più di lusso come alcuni tipi di cioccolata, il salmone, superalcolici o liquori, che rientrano invece in quelli non soggetti ad aliquota agevolata. Come anche gli elettrodomestici per la casa, i prodotti per l'igiene personale e della casa, l'abbigliamento appunto, la bigiotteria e gioielleria, i cd musicali e video, giocattoli e articoli di cartoleria. Costerà di più anche andare in palestra, dall'estetista, dal parrucchiere e, neanche a dirlo, fare benzina. Il carburante, infatti, sconta questo ennesimo gravame dopo l'aumento delle accise, proprio come il gas, solo tuttavia per consumi superiori ai 480mc/anno. Ci si potrà invece ancora concedere il lusso di leggere un quotidiano, andare al cinema o al teatro e niente paura sul fronte prestazioni socio-sanitarie educative (asili, scuole, ricoveri in istituti di cura) e medicinali, dove non sono previsti aumenti. Il consiglio è comunque quello di stare con gli occhi bene aperti. Pietro Giordano, segretario generale dell'Adiconsum, lo dice chiaro: «È forte il rischio di arrotondamenti al rialzo o aumenti ingiustificati per l'alimentare, il trasporto merci, servizi resi al professionista da terzi. L'incremento dei prezzi a seguito dell'innalzamento dell'Iva è un inganno che sfrutta l'ignoranza del consumatore sul meccanismo dell'Iva. Noi staremo attenti e monitoreremo gli aumenti ingiustificati».