Tagli al sociale e trasporti L'Ama assume. Poi ci ripensa

Circa 15 milioni di euro l'anno in consulenze. Questa la cifra, verosimile, data dal Pd Campidoglio (smentita poi dal presidente della Commissione Bilancio, Federico Guidi) che reclama in periodo di crisi nera, sobrietà. Un pensiero che ha toccato anche l'Ama. L'azienda capitolina, nonostante l'inchiesta ancora in corso sulle vicende di parentopoli e la prospettiva di lacrime e sangue che attanaglia l'intero Comune di Roma, società comprese, ha pensato bene di procedere a un'infornata di circa 250 nuove assunzioni. Una società esterna ha già selezionato il personale e si sta procedendo alle visite mediche per l'idoneità. Una parentesi lungimirante ha poi sospeso le procedure di assunzione per mancanza di fondi. Sospeso, appunto, ufficialmente non revocato. Le nuove assunzioni servirebbero per il potenziamento della raccolta differenziata, soprattutto in III e in XVII Municipio. La domanda tuttavia nasce spontanea. Perché non utilizzare i precari interni che, secondo l'accordo di giugno, devono essere stabilizzati? I numeri coincidono pure: 256 precari e 250 nuovi assunti. Una domanda questa che si stanno già ponendo i sindacati, pronti a scendere sul piede di guerra per chiedere lumi sulla vicenda e, soprattutto, il rispetto degli accordi di giugno compresa la trasformazione dei part time in full time. «Stiamo già valutando se è il caso di indire assemblee dei lavoratori già dal prossimo 3 ottobre - annuncia Alessandro Bonfigli, segretario regionale Fit Cisl Lazio - soprattutto in questa fase così delicata occorre chiarezza sul futuro di questi dipendenti precari che da anni si sacrificano per rendere la città più pulita e decorosa e che aspettano e meritano una risposta concreta da parte dell'azienda». Un primo nodo da sciogliere dunque per i nuovi vertici Ama che hanno comunque deciso intanto la sospensione delle procedure di assunzione. Un atto di responsabilità anche se il timore che tra qualche mese la sospensione venga revocata c'è, eccome. I 250 assunti «in pectore» rappresenterebbero un comodo contenitore dal quale attingere non appena possibile. Una lettera di giovedì scorso ha comunque chiesto la revoca delle procedure alla società interinale. Una lettera tuttavia non ancora ufficializzata.