Tubercolosi, l'infermiera: ero positiva. Bimbi positivi a quota 96

Ha confermato di essere risultata positiva alla Tbc già dal 2004 l'infermiera del Policlinico Gemelli di Roma, ascoltata dagli inquirenti della procura della capitale nell'ospedale Spallanzani, dove è ricoverata. E intanto salgono a 96 i bambini risultati positivi al test della Tbc. Altri 17 neonati sono risultati positivi, su un totale di 132 test effettuati oggi nell'ambito del monitoraggio dell'Unità di coordinamento della Regione Lazio, presieduta dalla presidente Renata Polverini, con l'attività di primo contatto di tutte le famiglie dei neonati interessati dal programma di sorveglianza, compresi quelli nati nel mese di gennaio 2011. Le famiglie dei 17 bambini risultati positivi sono state già avvisate. Si tratta di 10 maschi e 7 femmine. Di questi, 1 bambino è nato nel mese di gennaio, 1 bambino a febbraio, 2 a marzo, 4 ad aprile, 3 a maggio, 2 a giugno e 4 a luglio. Complessivamente sono state effettuate 1358 visite e test di cui sono già pervenuti 1128 risultati, dei quali 96 emersi come positivi, con una media dell'8,5 per cento. L'Unità di coordinamento ricorda che la positività al test non significa malattia ma esprime l'avvenuto contatto con il bacillo.  Precisa, poi, che dei neonati risultati positivi fino a oggi e sottoposti agli ulteriori controlli previsti nessuno è risultato ammalato. L'INCHIESTA Secondo quanto si apprende, l'infermiera ha riferito al procuratore aggiunto, Leonardo Frisani, e al sostituto, Alberto Pioletti, di essere risultata positiva alla Tbc poco dopo essere stata sottoposta a un vaccino per la stessa infezione. Gli inquirenti hanno intanto delegato i Carabinieri del Nas di approfondire i controlli anche con l'audizione di testimoni sulle procedure messe in atto dal Policlinico Gemelli. In particolare, gli investigatori vogliono chiarire se sono state rispettate le norme previste dalla legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Il fascicolo della procura di Roma sull'episodio è allo stato ancora senza ipotesi di reato e senza indagati. Questa mattina alla procura di Roma è giunto l'esposto presentato dall'associazione dei consumatori Codacons che ha già annunciato, con gli avvocati Claudio Coratella e Alessia Stabile, che si costituirà parte civile nel procedimento. IL RICORSO AL TAR Domani il Tar del Lazio si occuperà della vicenda del contagio da Tbc nel reparto di Neonatologia del Gemelli. Il consigliere delegato della III sezione quater, Giuseppe Sapone, infatti, ha convocato il Codacons e la regione Lazio per un'audizione chiesta dall'associazione tra le righe del ricorso d'urgenza proposto per contestare la composizione della Commissione d'indagine nominata dal presidente della regione Lazio, Renata Polverini.  A quanto spiega il Codacons, scopo della convocazione sarebbe quello di consentire all'Amministrazione regionale di chiarire alcuni degli aspetti della vicenda e dare le prime risposte alle contestazioni mosse dalla stessa associazione di consumatori. La composizione della Commissione è per l'associazione illegittima perché "emerge il conflitto d'interesse generato dal fatto che la stessa, così come composta, non potrà esercitare i poteri conferiti in modo del tutto autonomo". Tutto ciò, in quanto sono stati nominati come componenti "dipendenti da strutture sanitarie regionali il cui operato è controllato dalla stessa regione", e perché non è stata prevista una rappresentanza degli utenti. Il Codacons intanto pone oggi un nuovo interrogativo sulle analisi condotte sui bambini a rischio contagio: "Chi effettua materialmente i test? - domanda il presidente Carlo Rienzi - Sappiamo che le analisi sono eseguite dagli ospedali San Camillo, Bambin Gesù e Gemelli. Mentre il primo nosocomio esegue i test ed elabora i risultati direttamente presso la propria struttura, non sappiamo chi esegua le analisi per conto del Bambin Gesù. È evidente che non possono essere né il Gemelli né società e laboratori collegati al Policlinico a condurre i test sui bambini; per evitare spiacevoli conflitti di interesse ma soprattutto per garantire massima trasparenza ai genitori". LA REAZIONE DELLA GOVERNATRICE Davanti alla convocazione della Regione da parte del Tar, la presidente della Regione Lazio Renata Polverini così commenta: "Sinceramente non lo so. Non posso rispondere perchè non sono informata sul caso. È arrivata una convocazione? Se così fosse è la normale attività amministrativa del Tar. Accade sempre così. Loro hanno fatto il ricorso e il Tar lo valuterà". A margine di un incontro al ministero degli Affari regionali, commenta anche la notizia secondo cui l'infermiera sarebbe risultata positiva alla tbc già nel 2004: "Si tratta di un'indiscrezione giornalistica e quindi sicuramente non sono io che posso commentarla". Quanto alla possibilità di parlare di epidemia, dopo l'accertamento di un altro contagio di un bambino nato a gennaio, la governatrice lo ha escluso e ha aggiunto: "Le linee guida, perché non esiste un protocollo, parlano di un tempo dal primo sintomo di un paziente che, a ritroso, va dalla otto alle dodici settimane. Riscontrando i casi si è quindi andati indietro e ora siamo al massimo che le linee guida raccomandano per la garanzia della salute. Su questo - ha concluso - si esprimeranno gli esperti del coordinamento e anche la commissione d'inchiesta che ho voluto costituire".