Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Bancarotta fraudolenta nove arresti eccellenti

finanza

  • a
  • a
  • a

Un gioco di scatole cinesi per svuotare la società romana Innovia tech destinata al fallimento con 100 milioni di debiti, e arricchirne altre nate per salvare dai guai e dal fisco portafoglio e amministratatore. Un'operazione oltre il limite che ha gettato in mare circa 600 dipendenti, in buona parte licenziati e che rischiano pure «buchi» nella loro pensione, perché non sarebbero stati versati neppure i contributi all'Inps. Il trucco però stato scoperto. Con l'accusa di bancarotta fraudolenta, gli investigatori della polizia tributaria della Guardia di finanza hanno indagato 14 persone e ne hanno arrestate nove: cinque in carcere e quattro ai domiciliari. Tra i personaggi finiti dietro le sbarre ci sono l'imprenditore Marco Piermarini, romano, 54 anni, e l'avvocato che avrebbe dovuto mettere al riparo i suoi beni, Stefano Gagliardi, 47 anni, di Napoli. Invece, il commercialista che avrebbe architettato il complicato travaso di soldi dalla Innovia alle altre trenta società è ai domicilari. Si tratta di Stefano Sbrocchi, 51 anni, anche lui di Roma. Gli altri raggiunti da ordinanza di custodia cautelare: Cinzia Grammatica, Giovanni Chindamo, Carlo Miglio, Maria Luisa Lentini, Ottavio Longo e Filippo Attili. Sequestrati un immobile nella zona attorno al policlinico Umberto I intestato a Piermarini, e 14 conti correnti bancari. I sospetti della Finanza portano la data del novembre 2009, quando fallisce la Innovia Tech, società attiva nel campo della Information technology: produce software per la sicurezza, nel settore investigativo, altri programmi statistici utilizzati perfino nel mondo del calcio, ha contratti con la pubblica amministrazione, ministeri. Stando alle indagini, Piermarini guida una srl che fa innovazione ma riesce a concorrere nel mercato a caro prezzo: non pagando gli stipendi, non versando contributi ai suoi dipendenti, per cui può "permetterssi" di offrire i servizi a prezzi davvero imbattibili. Dal fallimento in poi, la Tributaria diretta dal colonnello Pomponi, sotto il coordinamento del pm Stefano Fava e la regia del procuratore aggiunto Nello Rossi, dirada la nebbia di passaggi finanziari che avvolge la galassia Innovia. Gli investigatori del colonnello Andrea Fiducia scoprono che Innovia è fallita perché i suoi soldi sono finiti nelle casse di altre società riconducibili a Piermarini, rimanendo soltanto coi debiti. In particolare, le indagini si concentrano su alcune operazioni di finanziamento a favore di una società di Malta e su diverse operazioni di cessioni di quote a favore di una sigla svedese, anch'essa del principale indagato che agisce attraverso un fiduciario svizzero. Per sviare gli accertamenti inoltre si sarebbe ricorsi a continui cambi di denominazione e di sede delle aziende, trasferimenti all'estero (in particolare a Londra), occultamento della documentazione contabile, e infine cessione di partecipazioni a favore di una società statunitense amministrata da un romeno. Insomma, davvero un dedalo di passaggi finanziari. Tant'è che l'operazione della Finanza è stata battezzata «Labirinto».

Dai blog