Commissione d'inchiesta su Ama

La notizia degli avvisi di garanzia ai manager di Ama e agli ex vertici di Atac era quanto meno scontata dopo lo scandalo parentopoli e diversi aspetti sulle presunte 800 assunzioni facili che solo un giusto processo può chiarire. Così come spetterà, se il caso, alla magistratura appurare la correttezza (ribadita con forza ieri dall'Ama) delle procedure nell'affidamento degli appalti. Il nodo politico tuttavia va sciolto in fretta e in Campidoglio. L'opposizione con il Pd e l'Udc chiede un intervento del sindaco Alemanno, con l'istituzione di una commissione d'inchiesta e con un consiglio comunale straordinario dove le forze politiche possano confrontarsi senza veli. Questo fa parte di un forma politica necessaria non tanto al dialogo tra le parti quanto nei confronti dei cittadini che, oltretutto si ritroveranno presto a dover subire un ulteriore aumento della tariffa rifiuti. La sostanza, anch'essa politica, è più complessa e va riformulata nelle stanze dei partiti. E, per quanto riguarda Ama, il tempo sta per scadere. Il Consiglio di amministrazione ha infatti i giorni contati. La scadenza fissata per fine mese si protrarrà probabilmente di un paio di settimane per l'approvazione del bilancio. Il paventato ingresso dell'Udc nel consiglio di amministrazione Ama scanserebbe dopo almeno due decenni il Pd che, ovviamente, continua a fare pressing sulle dimissioni dell'amministratore delegato Franco Panzironi. Il «fedelissimo» di Alemanno che potrebbe essere presto invitato a lasciare il comando dell'azienda capitolina. Un po' come accaduto in Atac, dove allontanati capri espiatori e presunti colpevoli si sta cercando di ricominciare da capo. Il modello potrebbe replicarsi all'Ama, con almeno due sostanziali motivi in più: l'ingresso dell'azienda nel ciclo dei rifiuti (e dunque nella produzione di energia che ne deriverebbe) e l'eventuale privatizzazione del suo 40%. Due partite, queste, da giocarsi a porte chiuse.