Ecco com'era la mutilata

Capelli biondi tinti di rosso, europea, carnagione chiara, alta tra 171 e 179 centimetri, taglia 44, fra i 20 e i 35 anni di età, fumatrice di sigarette. E forse con un nome: Edna, era inciso nell'anello che portava alla mano destra. Sono i nuovi tratti della donna trovata senza gambe, testa e organi interni la mattina dell'8 marzo in un campo sull'Ardeatina. Prima la poveretta era uno spettro, presente ma informe. Ora almeno può essere immaginata: carina, dai colori vivaci, anche sulle unghie, smaltate di rosso con gocce argento, a disegnare un «tre» come sul dado da gioco. Indosso una maglietta nera a maniche lunghe, gilet color carta da zucchero e giubbotto nero con dietro una scritta. Le nuove informazioni sono state ricavate dagli esami di laboratorio eseguiti dalla polizia scientifica della Squadra mobile diretta da Vittorio Rizzi che sta indagando su questo mistero macabro e spietato. I dati antropometrici, le probabili misure del corpo della donna, così come la taglia dei vestiti, sono stati calcolati prendendo a riferimento lunghezza e struttura dell'avambraccio della vittima. Al colore dei capelli invece si è arrivati attraverso alcuni frammenti che erano sugli indumenti. La Procura di Roma ha dato il via libera alla pubblicazione delle fotografie degli indumenti, delle mani e anche dell'anello che la ragazza portava: di metallo, a fascetta e di poco valore con il nome Edna inciso all'interno. La speranza è che qualcuno, da qualche parte, possa identificare la vittima, fornire indicazioni utili. In questo profondo rosso infatti sapere chi è la donna è il passaggio più difficile e anche il più importante per tentare di arrivare all'assassino, a chi l'ha scempiata in quel modo. Il killer l'ha disprezzata fino alla fine. Senza drogarla e spogliarla, con una lama, non solo l'ha privata delle gambe disarticolandole, della testa che ha mozzato e degli organi interni rimossi con particolare cura: tutte parti che ancora non sono state trovate. Il mostro ha fatto di peggio. Ha passato un laccio dal basso ventre fino alle parte superiore per trasportare il tronco come una valigia e poi all'alba dell'8 marzo gettarlo in quel campo in via di Porta Medaglia. L'ha fatto arrivando in auto, a piedi? Nessuno lo ha visto. Con sé aveva un telefono cellulare acceso che si è agganciato alla cella più vicina? La polizia deve setacciare una selva di utenze. Gli interrogativi non finiscono qui. L'autopsia del medico legale Guido De Mari ha stabilito che per privare la poveretta degli organi interni l'assassino ha impiegato oltre due ore, disponendo di spazi adeguati nei quali potersi muovere, quindi di un luogo adatto. È vero che diversi potrebbero essere gli ambienti che si prestano all'orrore, ma l'osservazione può aiutare a escluderne altri dalla lista. Altro particolare che colpisce e l'assenza di tracce biologiche dell'omicida sul corpo della vittima, per esempio i capelli. Un elemento che lascia pensare al probabile uso di guanti di lattice, accortezza che assieme alla cura usata per rimuovere gli organi interni tracciano il profilo di un assassino capace e attento a non commettere errori.