Pietre per non dimenticare

GunterDemnig ripeterà l'operazione che ha compiuto oltre 22 mila volte in mezza Europa: armato di calce e cazzuola, riparato dal suo inconfondibile cappello a tesa larga che lo fa quasi sembrare un cow-boy, sistemerà un sampietrino nel marciapiede davanti alla casa dove un tempo abitavano Eugenio e Giacomo Spizzichino. Incisi sulla faccia superiore, di ottone lucido, il loro nome e cognome, la data di nascita e di morte e quella della deportazione: così come per tutti gli altri che, 70 anni fa, in un'altra strada di Roma, Varsavia, Amsterdam, Vienna o Monaco furono trascinati su un camion e portati a morire in un campo di concentramento nazista. Terminato il lavoro, Demnig si sposterà in un altro punto della città e, tra oggi e domani, ripeterà la stessa operazione altre 53 volte in cinque diversi municipi: sarà nel centro storico, al Flaminio, a Castro Pretorio, all'Appio, all'Ostiense, alla Balduina. Perché la sua è ormai una missione. Scultore e pittore, nato a Colonia 62 anni fa, ha iniziato nel 1995 a deporre «pietre di inciampo» (in tedesco «Stolpersteine») che richiamano alla memoria dei passanti quanto accaduto ad ebrei, politici, militari, rom e omosessuali vittime delle persecuzioni naziste. La scintilla è scoccata nel 1993 a Colonia quando, invitato ad una installazione sulla deportazione di cittadini rom e sinti, ha ascoltato un'anziana signora negare che i rom avessero mai abitato a Colonia. Da allora è nato il desiderio di cercare e testimoniare l'esistenza dei perseguitati dal nazismo. Le sue pietre d'inciampo si sono moltiplicate nel corso degli anni, perché da tutta Europa sono giunte richieste di familiari e amici che desideravano ricordare il sacrificio dei propri cari. È già la seconda volta che l'artista torna a Roma; la prima, un anno fa, aveva collocato 30 pietre. Ieri si è presentato alla Casa della Memoria, dove la curatrice Adachiara Zevi, insieme a Stefano Gambari, Alessandro Portelli e Bruno Tobia, ha illustrato la nuova iniziativa patrocinata, tra l'altro, dalla Presidenza della Repubblica e dalla Comunità Ebraica. Occasione per ascoltare alcune testimonianze, tra le quali quella di Paola Corcos che ha ricordato le vicende della famiglia Bondì, i cui membri sono stati vittime delle Fosse Ardeatine e di Auschwitz. Anche lei ha potuto rivolgersi allo sportello aperto presso la Casa della Memoria, dove si raccolgono le nuove adesioni al progetto di Demnig. Il costo per l'apposizione di una pietra è di 100 euro. L'obiettivo è costruire una mappa urbana della memoria, lasciare una traccia delle sei milioni di persone sterminate in Europa dal nazismo.