Bombetta che puzza di provocazione

Per un attimo ieri mattina Roma ha tremato. Di paura. Alle 9,50 alla stazione Rebibbia un pacco bomba è stato trovato da un macchinista sotto il sedile di un vagone della metro B. Si tratta di una pipe-bombe, tubi metallici con dentro "finto" esplosivo. L'ordigno non era raffazzonato, è stato confezionato da mani esperte, che sapevano assemblare i pezzi uno a uno. Ma all'interno non è stato inserito materiale esplosivo, bensì una polvere per impastare il cemento. Si trattava di due cilindri di metallo saldati tra di loro, con fili elettrici, una batteria e un'antenna, erano sistemati all'interno di una scatola nera lunga circa venti centimetri occultata in una busta della spesa di un supermercato. La Procura ha aperto un'inchiesta ipotizzando contro ignoti il reato di porto e detenzione di materiale esplodente. Secondo gli investigatori dei carabinieri, la pipe-bombe potrebbe portare all'area anarchica, ma non solo. I sospetti si allargano anche ad altri ambienti e da subito ne escludono altri: come per esempio quello degli studenti responsabili degli scontri di martedì 14 dicembre che oggi potrebbero riscendere in piazza. L'ordigno non poteva esplodere, seminare morte e distruzione. Né brillare come un petardo, fare scintille, forse provocare attimi di terrore tra i passeggeri in stazione. La sensazione che per un attimo ha afferrato il dipendente Metro. A quattrocento metri dalla stazione, durante il giro di ispezione del convoglio, prima di ripartire per il Centro il macchinista ha notato la busta sotto il sedile dell'ultimo vagone che sarebbe diventato il primo nella corsa di ritorno. All'inizio ha pensato a un pacco dimenticato da un passeggero. Ma gli è bastato avvicinarsi per cambiare idea. Ha visto i fili elettrici spuntare dalla busta, provenire dall'interno di una scatola e ha capito di che si trattava. Ha chiamato il 112 e in lampo sono arrivati i carabinieri della stazione di San Basilio, della Compagnia di Montesacro, poi del Nucleo investigativo di via In Selci, gli artificieri e gli esperti del Reparto investigazioni scientifiche (Ris). Il pacco non è stato fatto brillare sul posto ma è stato portato via. La vettura ferroviaria è stata posta sotto sequestro. Ora si cerca la traccia, il dettaglio che possa ricondurre ai "postini" della pipe-bombe. Si cercano impronte digitali sulla scatola e sulle maniglie dei sedili nella metro. Si passano al setaccio le immagini registrate dalle telecamere dentro e fuori la stazione. Si spera che qualcuno abbia visto chi ha lasciato la busta sotto il sedile. Un'indagine alla quale stanno lavorando anche i carabinieri del Ros. «Siamo arrivati alle 11 e abbiamo preso tranquillamente la metro. Io la prendo tutte le mattine e non ho mai visto controlli, invece, c'era tanta Polizia e mi sono davvero stupita». È quanto racconta Marilisa Del Monaco, abituale passeggera della metro B su cui ieri mattina c'è stata un allarme bomba. Al ritorno dal lavoro, dopo aver saputo dell'allarme, Marilisa afferma: «Secondo me dovevano chiudere la metro, perché ci poteva essere un altro ordigno. Invece abbiamo viaggiato inconsapevoli». Dello stesso parere anche un altro viaggiatore, Rossano, che aggiunge: «Se è vero che hanno trovato una bomba avrebbero dovuto chiudere, perché ce ne poteva essere anche un'altra. Non evacuare, secondo me, è stato gravissimo».