Echaurren fa cupole e obelischi. Elettrici

Unpadre «trasparente», come lo definisce ancor oggi il figlio per sottolinearne le frequenti assenze, ma senza dubbio geniale. Se Matta, però, ha saputo scendere come pochi altri negli abissi dell'animo umano, Pablo Echaurren si mantiene invece sulla superficie delle cose illustrando la frammentazione percettiva della nostra epoca e moltiplicando le sue ossessioni con una strategia quasi seriale. Lo si vede chiaramente nella mostra «Echaurren - Crhomo Sapiens», curata da Nicoletta Zanella, che gli dedica fino al 13 marzo la Fondazione Roma Museo nelle sale di Palazzo Cipolla, d'ora in avanti dedicate all'arte contemporanea. A suo modo Echaurren tenta una personale ricostruzione del mondo sulle orme di quanto seppero inimitabilmente fare i futuristi, suoi fondamentali punti di riferimento. E guarda anche al dadaismo, al surrealismo, ai graffiti di Haring, al bombardamento d'immagini della pubblicità che invade le metropoli e ormai anche i nostri cuori. Fra le opere inedite in mostra spicca il ciclo di grandi quadri dedicati a Roma e colmi di divertimento. Qui gli obelischi si moltiplicano all'infinito, circondati da aureole elettriche, così come accade anche alle cupole e al Colosseo visto come una grande cipolla. Ironica è pure la scultura intitolata «In bocca alla lupa» mentre di Romolo e Remo non restano che due macabri teschi. E i teschi sono pure protagonisti della colonna sui «Sette de-collati», in bronzo e argento che sembra fare il verso ai teschi di una star assoluta del sistema dell'arte internazionale come Damien Hirst. Su questa via però Echaurren talvolta cade nel kitsch, come nel caso delle eccessive «Api Barberini» o nel ciondolo della «Gioielleria sottomarina». Nel bene e nel male Echaurren non fa mai a meno del motto di spirito e della provocazione volta a far riflettere con leggerezza. Degna di nota è anche la serie di opere sulla natura. La sua fantasia si esprime bene nelle tante e vivacissime sculture maiolicate realizzate a Faenzai. Rinoceronti, diavoli, draghi, pesci, proliferano senza sosta, invadono ogni spazio, sembrano volerci quasi aggredire, ma per gioco, per coinvolgerci. L'Echaurren migliore, quello più sintetico e rigoroso, esce fuori nelle tante opere a sfondo editoriale e pubblicitario, con collage degni della tradizione grafica futurista e poi con le tavole illustrate per riviste e periodici.