Gli studenti: siamo pronti a replicare mercoledì

ClaudioRiccio, portavoce della Rete della conoscenza, sottolineando che quanto accaduto «è in evidente discontinuità con le pratiche finora espresse dal movimento studentesco», ammette che «c'è stata anche una risposta istintiva di cui si sono resi protagonisti semplici studenti per la rabbia per quel che succedeva alla Camera». Ora, però, l'attenzione si sposta sul voto di mercoledì: «Anche stavolta non staremo a guardare - sottolinea Riccio - anche se la data scelta dal governo non è casuale: la legge 133 del 2008 fu approvata in estate ed ora la riforma dell'università a ridosso del Natale. Questo non ci aiuterà ad organizzare una protesta imponente». E ieri sera la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma Tre è stata occupata: lo hanno deciso gli universitari riuniti in assemblea dopo gli scontri nel centro di Roma. Anche la facoltà del Dams rimarrà occupata, giungendo così al 17esimo giorno di mobilitazione. «Chiediamo due cose - spiega Claudio, uno degli studenti - il rilascio immediato di tutti gli arrestati e la smentita della versione ufficiale, circolata sui giornali, della presenza di black bloc durante le manifestazioni di ieri. Chi ha tentato di violare la zona rossa faceva parte degli studenti e dei manifestanti e gli scontri sono stati di massa». Domattina, in occasione dell'udienza per i 26 fermati durante gli incidenti, ci sarà un presidio di solidarietà da parte degli studenti piazzale Clodio. Il rettore della Sapienza, invece, condanna fermamente le violenze. «In uno stato democratico occorre garantire il diritto al dissenso, condividendone o meno le motivazioni», spiega. Ma «è inconcepibile che le manifestazioni si risolvano in episodi di violenza, che oltre tutto danneggiano gli stessi motivi delle manifestazioni. Ciò è tanto più importante - prosegue Frati - quando la protesta riguarda l'avvenire dei giovani, preoccupati per un contesto generale nel quale le prospettive di sviluppo e occupazionali risultano davvero problematiche, così come gli investimenti in ricerca, da troppi anni dimezzati rispetto alla media europea. La stessa riduzione dei fondi per le borse di studio per gli universitari incide sul diritto allo studio per ragazzi pur meritevoli: è quindi necessario chiedere al Governo di mettervi rimedio magari nell'ambito del decreto mille proroghe».