L'assalto al Centro di romani e griffe

Non più una o due vetrine, ma interi palazzi del centro storico. La Capitale fa gola alle griffe della moda. Che sbarcano in città con una sola parola d'ordine: stupire. Accaparrandosi la location più glamour, più grande, più spettacolare. Per dar lustro alla stessa griffe, certo. Ma soprattutto per diventare punto di riferimento dello shopping capitolino. Il colpo grosso del 2010 l'ha fatto il gruppo spagnolo Inditex, proprietario del marchio Zara. Quello che era lo storico palazzo della Rinascente a largo Chigi, da oggi, cancellate le vecchie insegne, diventa il megastore cittadino più grande. «Alle città d'Italia» c'è scritto ora sulla facciata. Questa sera ad accogliere i quattromila ospiti, un «green carpet» che è praticamente un prato verde, a ricordare che questo nuovo spazio è tutto declinato in salsa ecologica. Su ognuno dei quattro piani, dipinti di bianco candido, la riproduzione di un orto, quattro diversi cocktail rinforzati a base di frutta e verdura, musica jazz di sottofondo selezionata dal vivo da un dj di fama internazionale. Con questa ultima inaugurazione, solo in via del Corso, Zara conta tre diversi punti vendita. A dimostrazione che, con l'incubo della crisi, i modelli disegnati come quelli delle grandi firme ma a prezzi alla portata di tutti, vanno a ruba. A conferma della tendenza «vorrei e posso», pare che a breve, anche l'altro colosso del low cost, lo svedese H&M (che proprio qualche giorno fa ha messo sul mercato la nuova linea firmata dalla maison Lanvin), potrebbe aprire un nuovo megastore, sempre in via del Corso, negli spazi che erano delle Messaggerie Musicali. La musica, si sa, nel Terzo Millenio, non si acquista più. Si scarica. E molto spesso, ahimè, illegalmente. Sul fronte moda, invece, le mezze misure sembrano sempre più fuori dal mercato. Prezzi piccoli o prezzi da capogiro sono i due «segmenti» che sopravvivono ai tempi. Così se per la città è diventato oramai un punto di riferimento il Palazzo Fendi, affacciato sulla mitica via Condotti, presto un altro big del lusso francese, Louis Vuitton, (che ha già due negozi in via Condotti e in piazza San Lorenzo in Lucina) aprirà il suo maxispazio sempre in piazza in Lucina (dove c'era il cinema Etoile). Stesso discorso sul fronte giocattoli. Se i piccoli negozi del centro, compreso lo storico di via del Corso, hanno dovuto chiudere i battenti per gli affitti da capogiro, proprio la settimana scorsa a piazza Venezia ha aperto «Little big town»: ovvero tre piani tutti dedicati al mondo dei piccoli. Praticamente inaccessibile in questi giorni di shopping prenatalizio, almeno per chi ha poca pazienza: l'ingresso del negozio si conquista solo dopo almeno un'ora di fila. Il caldo e la pioggia a tratti, ieri pomeriggio, hanno reso la caccia al regalo ancor più complicata. Il «salotto» della Capitale era superaffollato. Idem i centri commerciali in periferia. E già lo stress è arrivato alle stelle. In fila, con questi insoliti venti gradi di temperatura, romani e turisti hanno messo a dura prova i loro nervi. Ma, si sa, a Natale i regali tocca farli. Già gongolano i commercianti. Che fanno i cauti («aspettiamo di vedere cosa succede nei prossimi giorni»), ma possono comunque dire che «finora il bilancio è positivo». Se qualcuno, invece, spiega che è normale una partenza piuttosto soft, perché la maggior parte dei romani aspetta l'arrivo della tredicesima per fare gli acquisti natalizi veri e propri, comunque questo ponte dell'Immacolata poteva andare peggio. E invece nelle strade si è riversato un fiume di gente e, tra chi prima di comprare si fa il giro di perlustrazione, e chi prima ci deve pensare bene, c'è anche la fashion victim o l'appassionato di high tech che non ci pensa due volte: entra e acquista. Sarà proprio la tecnologia a fare la parte del leone in questo Natale, accanto ai soliti libri (che nutrono lo spirito a pochissimo prezzo), i profumi, le candele (che non si sbaglia mai e poi ce n'è sempre qualcuna dell'anno prima da riciclare). Quel che spenderemo davvero lo scopriremo solo con l'estratto conto di gennaio. E lì si che saranno davvero dolori...