Il tesoro di Fontana di Trevi in tasca ai ladri di desideri

Gli storpi sui carrettini abbandonati la mattina a fontana di Trevi; gli zingari che chiedono l'elemosina travestiti col mascherone da morte, perché fa tanto zucca stregata ora che la festa di Ognissanti è prossima, mentre l'aria sa ancora d'estate anche se è autunno per il frinire simulato delle cicale che si ottiene lanciando in aria pallette calamitate. E siccome ci sono decine di ambulanti bengalesi che vendono il giochino il rumore diventa assordante. Ma quello che indigna di più i turisti, non è la corte di miracoli che ogni giorno va in scena davanti al monumento settecentesco progettato da Nicola Salvi, adagiato su un lato di Palazzo Poli. La rabbia dei turisti è tutta contro i ladri dei loro sogni, i pescatori di monetine lanciate nell'acqua puzzolente di Fontana di Trevi con l'irrinunciabile rito propiziatorio per accapparrasi la fortuna o semplicemente per tornare ancora una volta a Roma. E se guardate queste foto, capirete subito il perché: i furbi pescano le monetine alla luce del sole, gomito a gomito con i turisti che le hanno appena lanciate. Sono sfacciati, a camuffarsi neanche ci provano. E come potrebbero altrimenti, con il busto allungato in avanti, una mano sul bordo vasca, e un braccio teso per poter estendere al massimo le antenne calamitate e raggiungere le monete più interessanti, o semplicemente quelle lanciate più lontane. Insomma, ai ladri di sogni (e soldi) non gliene frega un bel niente di farsi vedere da tutti. E i turisti si indignano, eccome. Anche perché pensano che il sogno intascato non si avveri. Ma alla fine l'indignazione risulta inutile. Vanno a informare i vigili urbani in servizio h24 sulla piazza. Ma ce ne vorrebbero un plotone per stare dietro a tutto, nel simbolo più famoso di Roma nel mondo. E che può fare la polizia municipale? Le monete sono «res nullius», appartengono al primo che se le mette in tasca. E i ladri di sogni lo sanno. Per questo se ne infischiano della presenza delle forze dell'ordine e agiscono in tutta libertà. Come dimostrano le fotografie pubblicate in questa pagina. Lunedì della scorsa settimana siamo tornati a Fontana di Trevi. Piazza affollatissima, come lo è sempre Fontana di Trevi verso le tre del pomeriggio, stessa corte dei miracoli, e una valanga si cartacce sulla gradinata usata come fossero sedili da picnic (alla faccia delle ordinanze antibivacco, certi turisti sanno essere educati solo a casa loro). E davanti alla sporcizia recriminano. «Non sanno tenersi le cose belle che hanno» dice una coppia che viene da San Remo. Tra i turisti ci sono anche i pescatori di monetine. Due di loro li riconosciamo, sono due dei tre soggetti protagonisti delle nostre fotografie. Evidentemente sono degli abitué, chissà quanto riescono ad alzare. Ma visto che non vengono più coi secchi non lo sapremo mai. «Senza un mandato non si può più fermarli per svuotargli le tasche» spiega un vigile urbano in servizio sulla piazza. Riconosciamo subito il tipo magro, immigrato con la pelle olivastra, che nella prima foto pubblicata sotto quella grande d'apertura, indossa una camicia a quadretti e un cappellino in testa ben calcato sul viso. Lunedì pomeriggio invece era seduto a bordo vasca, con le mani nelle mani. Salvo tirar fuori l'antenna estraibile, lanciata dopo aver adocchiato la moneta giusta. C'era anche il tizio con la maglietta smanicata, immortalato in flagranza. Hanno smesso di darsi da fare quando ci hanno visto parlare e indicarli ai vigili urbani. Ma non se ne sono andati. Si sono messi a confabulare in un angolo. Insomma, da marzo le cronache non si occupano più di Roberto Cercelletta, in arte D'Artagnan: del disabile nullatenente che se ne infischia delle multe, e tira fuori la fedele lametta quando vede la malparata non si parla più dall'ultimo eclatante fermo che lo ha sorpreso con più di 600 euro in tasca. Ma i tempi dei pescatori di monete non sono finiti. Dei furbi si è liberata solo Vodafone per il suo guinness da primato: il lancio contemporaneo di 1651 monetine da un cent due sabato fa.