Gli chiudono l'arteria e muore

Ha subito sei operazioni e ogni volta gli sono stati asportati degli organi. Ha superato tutti gli interventi senza entrare mai in coma. Ma alla fine non ce l'ha fatta a uscire dall'ospedale San Pietro, lasciando moglie e due figli. È la tragedia accaduta a un uomo di 53 anni, ricoverato ad agosto per un intervento a un rene. Operazione che non avrebbe avuto un esito positivo, tanto che i medici del nosocomio sulla Cassia sono stati costretti a compiere altri cinque interventi nella speranza di salvargli la vita. Ma non c'è stato nulla da fare. Il cuore di Virgilio Nazzari si è fermato il 23 settembre, dopo 36 giorni di agonia in un letto d'ospedale. Una morte che i familiari della vittima non esitano a definire assurda, tanto da aver deciso di denunciare la morte del parente alla procura della Repubblica ipotizzando l'accusa di omicidio colposo. E la stessa magistratura ha infatti aperto un'inchiesta confermando l'ipotesi di reato: nel fascicolo per ora non risulta alcun indagato. «L'aver chiuso per errore l'arteria mesenterica che irrora organi vitali come l'intestino, il pancreas e lo stomaco - spiega l'avvocato della famiglia, il penalista Francesco Lauri - ha comportato un processo necrotico irreversibile che ha condotto alla morte di un uomo di 52 anni che è stato sempre cosciente e che si è visto morire mentre con sei interventi gli venivano asportati diversi organi». Il paziente, infatti, ha subito l'asportazione del rene il 16 agosto e proprio durante quest'intervento, secondo l'avvocato, sarebbe stato commesso l'errore sanitario.   Dopodiché l'uomo ha iniziato ad avere forti dolori addominali e 24 ore più tardi i medici hanno deciso di asportargli l'intestino, risultato necrotizzato. Il 24 agosto gli è stata tolta la milza, poi la colecisti e il 20 settembre il pancreas. E tre gioni dopo è morto. «Il paziente è stato seguito con competenza e continuità per tutto il decorso della degenza in ospedale da équipe medica e infermieristica qualificata e di elevata esperienza nell'ambito del Dipartimento di chirurgia e dell'unità operativa di rianimazione», ha dichiarato l'ospedale finito nel mirino dei parenti del paziente. Sarà comunque adesso la magistratura a stabilire se ci siano stati o meno errori da parte dei sanitari.