Altro che Aldo Fabrizi e Totò.

Ieri,alle Coppelle, ore due del pomeriggio, s'è ripetuta l'ennesima scenetta tragicomica, l'ennesimo «inseguimento» tra vigili urbani e ambulanti abusivi di colore. Due vigilesse sulla quarantina tentavano di acciuffare una coppia di ragazzi oltre il metro e novanta. Le donne in divisa, trafelate, strabuzzavano gli occhi ad ogni accelerata dei due. Quelli, in calzoncini e scarpe da ginnastica, se la ridevano. Sorridevano al maldestro tentativo delle poverette, sorridevano al caldo africano di questi giorni, sorridevano alle chilate di borse false che portavano sulle spalle. Ad ogni cambio di passo dei ragazzoni, cambiavano il passo le vigilesse. Quelle rallentavano e quelli pure. Le agenti tentavano lo scatto e loro le distanziavano. Devono essere andati avanti così un bel po', tra mille «fermatevi!», perché all'altezza del ristorante Maccheroni una delle due vigilesse, capelli scuri e occhi chiari, ha tentato il tutto per tutto e ha allungato una mano per tentare di bloccare uno dei fuggitivi. Quello rapido ha ruotato il braccio libero all'indietro scacciando come una mosca la mano della vigilessa. L'agente ha urlato: non ti azzardare a mettermi le mani addosso, sa! Ma quello come se niente fosse ha tirato dritto al trotto per la sua strada. L'altra vigilessa, bionda di capelli e meno esile della collega, ha provato lo scatto. Niente da fare. Il suo galoppo era lontano mille miglia dal trotto dei vu' cumprà. segue a pag. 31