Zaccai: sono soltanto una vittima

«Sono estraneo sia rispetto a vicende di droga, da me mai confessate né parzialmente ammesse, sia rispetto alle frequentazioni attribuitemi». A parlare è Pier Paolo Zaccai, consigliere provinciale romano del Pdl, ad undici giorni dallo scandalo del «festino con coca e trans» che lo ha travolto il primo luglio. Passa al contrattacco il 42enne, rifugiato in un «luogo sicuro» e sostenuto dal suo legale Domenico Stamato, che già oggi consegnerà ai pm un'ampia documentazione con l'intento di fare luce sulla vicenda che ha investito il suo assistito. Come i certificati medici che attestano l'aggressione subìta da Zaccai nell'appartamento di via Torquato, corredate da fotografie delle lesioni riportate dal politico e misteriosamente mai citate da fonti ospedaliere o dalle forze dell'ordine, e le precedenti denunce di Zaccai riguardo le intercettazioni sul suo cellulare: tutto materiale che, sottolinea l'avvocato, dimostra la presenza di numerosi punti oscuri della ricostruzione fin qui effettuata di quella notte. «Trovo solo ora la forza per reagire al tremendo shock subito, - sottolinea il consigliere - amplificato anche dallo spietato attacco mediatico contro la mia persona, colpita sia come uomo che come rappresentante della politica. Cerco di fare appello a tutte le mie risorse per superare il trauma subito dalla selvaggia aggressione fisica patita il primo luglio, della quale porto ancora le conseguenze per gli innumerevoli traumi ancora presenti su tutto il corpo. In questo delicato momento esistenziale, ringrazio la mia famiglia, che ha creduto e continua a credere in me, fiduciosa che, quanto prima, emergerà tutta la verità; ringrazio il mio elettorato, che continua ad attestarmi la sua vicinanza, e, non ultime, tutte le persone che mi hanno espresso la loro solidarietà. Ringrazio anche gli esponenti del Pdl che, intravedendo, a distanza di poche ore dai fatti, elementi contraddittori e di forte dubbio, hanno sempre manifestato, sia pure nelle forme private, la loro vicinanza». Negli ultimi giorni, assieme al suo legale, Zaccai spiega di aver ricostruito «i contorni della vicenda, attribuendogli l'esatta collocazione logica e temporale». «Ho fornito al mio legale le foto che testimoniano la selvaggia aggressione e altri documenti, elementi probatori messi solo ieri a sua disposizione e da lui attentamente vagliati, che verranno senza indugio forniti alla Procura della Repubblica di Roma». L'avvocato Stamato punta il dito soprattutto su quello che ritiene uno degli elementi più importanti della vicenda, quella «confessione» sull'assunzione di droga che, come sottolinea Zaccai, non sarebbe mai avvenuta. «A chi e in quali circostanze è avvenuta tale ammissione?». Una domanda cui, secondo il legale, la Procura dovrà dare una risposta.