La Madonnina di Monte Mario tornerà sul colle a metà giugno

La festa non si farà il 4 giugno, giornata dedicata a Maria Salus Populi Romani. Per la prima volta dal 1952 slitterà alla seconda metà del mese. Ma la festa sarà doppia. I restauri sono tecnicamente terminati e dopo il grande spavento per il crollo, nell'ottobre scorso, la Madonnina sarà ricollocata sulla collina di Monte Mario dove dal 1953 come una «madre» protegge dall'alto la Città Eterna. Il ritorno sarà una grande festa popolare. Quel giorno ci sarà anche il sindaco Gianni Alemanno assicura don Flavio Peloso a capo della Congregazione del Don Orione, «perché la Madonnina è un importante simbolo della Capitale e molte persone ne sono affezionate». In queste ore don Flavio è salito per una ricognizione sulla collina di Monte Mario dove l'opera, che ha sedi in 30 Paesi del mondo, assiste, cura, riabilita, offre assistenza non solo spirituale a disabili, anziani lungodegenti e promuove la formazione al lavoro di giovani in difficoltà. Un luogo destinato al bene, legato alla sua Madonnina e al voto popolare promosso da amici ed ex allievi di Don Orione nel 1944, per chiedere la fine della guerra che minacciava Roma. «Il 4 giugno l'esercito tedesco uscì da Roma incontrando quello alleato e non si sparò nemmeno un colpo - racconta il sacerdote - Nei giorni seguenti il Protettorato militare telefonò ai nostri superiori affinché accogliessero i mutilatini e gli orfani. Gli Orionini adempirono il voto nonostante gli edifici erano ancora incompiuti». La promessa alla Madonna e la realizzazione anni dopo della scultura si lega con gli eventi di quei giorni. «Lo ricorda la statua della Madonnina che appartiene alla città e l'azione paterna di Pio XII che ha fatto molto per gli ebrei, i partigiani, ed ebbe un ruolo diretto per la liberazione di Roma» aggiunge il padre. «L'imponente statua, dello scultore ebreo Arrigo Minerbi che, nascosto negli istituti orionini, aveva sperimentato le paure e le privazioni della guerra, racchiude una maternità spirituale legata alla storia di Roma che è attingibile da tutti - prosegue don Peloso - È un elemento che può creare una coscienza comune. Dove c'è la mamma, c'è la famiglia che cura i piccoli». La Madonnina dorata dedicata alla salvezza del popolo romano rappresenta una storia straordinaria dai mille risvolti per fede, tradizione, devozione popolare. Questo spiega la mobilitazione della città al suo capezzale e gli interventi per l'opera di risanamento al quale «i costruttori romani dell'Acer hanno dato un contributo decisivo insieme a una colletta popolare e a un intervento della Congregazione». E mentre la Madonnina si appresta a lasciare il capannone dove sono stati ultimati i restauri e il consolidamento la memoria torna indietro. A quella notte del 12 ottobre, flagellata da pioggia e vento, quando il "trono" di 21 metri sul quale poggiava la grande scultura scricchiolò fino a far cedere le zanche dove poggiava. La statua, fu poi ricostruito nei giorni seguenti dagli esperti, prima di cadere avrebbe volteggiato su se stessa "atterrando" dritta tra la torre dove era collocata e un pino, sul lato che guarda San Pietro. Il braccio destro si ruppe nell'impatto e la mano benedicente al cielo rotolò nel giardino fino a fermarsi in linea d'aria diretta con il Cupolone. La mattina seguente osservando la scena qualcuno sussurrò che la Madonna ci stava dando "i tempi supplementari". Un segno, una suggestione sull'onda dell'emozione per l'accaduto. Così come il volto piegato su un lato ma perfettamente integro.