Il San Camillo al capolinea

«La situazione è drammatica». È il grido di allarme dei sindacati di medici e infermieri del San Camillo. Il coordinatore Rsu dell’azienda ospedaliera, Achille Lunghi, dà l’ultimatum: «Siamo pronti allo stato di agitazione». Il pronto soccorso dell’ospedale sulla Gianicolense è al collasso. Di notte si raggiunge il limite. Le barelle non bastano. I posti letto neanche. I pazienti aspettano anche tredici ore prima di essere visitati.  La richiesta di chi lavora al San Camillo è semplice: «Fate qualcosa, così non ce la facciamo». Il coordinatore delle rappresentanze sindacali unitarie va al cuore del problema: «Ci sono medici co.co.co. a cui sta per scadere il contratto e sappiamo già che non verrà rinnovato. Molti infermieri precari a fine maggio smetteranno di lavorare. Non si fanno più assunzioni. Se non si interviene sarà un'estate drammatica. La carenza di organico è grave». Ma i problemi sono anche strutturali. «A Medicina d'urgenza servirebbero almeno 20 posti letto in più», spiega Lunghi. Il pronto soccorso è in perenne affanno. Di notte c'è una sola Tac utilizzabile. Le file sono interminabili. «Sono arrivata con mia madre, che ha 95 anni, alle quattro del pomeriggio - racconta Oretta - ha dovuto fare due Tac. Solo ora, dopo nove ore (è l'una di notte), posso riportarla a casa». C'è anche chi aspetta da tredici ore. «Mia madre è anziana e malata. Siamo qui da mezzogiorno - racconta Andrea Ramazzotti - La devono operare per una fistola pieranale. Ma prima devono trovarle un posto letto. È mezzanotte e mezza e mi sa tanto che dovrò aspettare fino a domattina». Gianni Marchetti è anziano, ha le gambe gonfie. È un codice verde. Fin dall'inizio sapeva che avrebbe dovuto aspettare. Ma non così tanto: «È l'una di notte e sono qui dalle 18,30. Le gambe mi fanno male. Ho ancora 20 persone davanti. Cosa devo fare?». I problemi sono molti. «I codici verdi sono circa 150 al giorno - spiega Lunghi - Molti del personale in organico non possono fare le notti. Non ci sono posti letto per l'osservazione breve. Per un ricovero si può aspettare anche tre giorni». E così i pazienti vengono ammassati nei corridoi, sulle sedie o sulle barelle (se bastano). L'altra notte, con 70 persone in attesa, i responsabili di turno sono stati costretti a sbarrare l'accesso alle ambulanze. Tutto esaurito. Federico è uno dei più fortunati. Riesce a tornare a casa dopo «solo» sei ore. «Mio padre aveva una ferita alla testa. Fortunatamente niente di grave. Tutto questo tempo per una Tac. Non è colpa di medici e infermieri. Loro sono bravissimi. Ma sono troppo pochi e lavorano con ritmi assurdi».