Niente stipendi Ambulanze a rischio

C'è chi va in pensione con 1300 euro al giorno e chi, invece, con 1200 euro al mese ci mantiene moglie e due figli e paga, pure, il mutuo di casa. È il caso di Maurizio Di Felice, 47 anni, autista e soccorritore sulle ambulanze dell'azienda «Città di Roma» in servizio al Policlinico Umberto I: turni quotidiani di 12 ore per 10 giorni, poi 4 riposi. Al signor Di Felice andrebbe bene così, però, da quattro mesi non percepisce più lo stipendio. E non sa come andare avanti. Nella sua stessa situazione si trovano gli altri 250 colleghi (autisti e personale infermieristico) tutti dipendenti delle società «Croce Amica srl» e «Ambulanze Città di Roma» che si sono aggiudicate gli appalti per i servizi assistenziali a supporto del sistema sanitario pubblico. In pratica garantiscono alle aziende ospedaliere dell'I.F.O. (Istituto Fisioterapici Ospitalieri), Cristo Re, San Filippo Neri, Umberto I°, ASL Roma E, ASL Roma G, ASL Roma F, ASL Roma D e ASL Rieti il trasporto dei malati da ospedale a ospedale (e da reparto a reparto all'interno di uno stesso nosocomio).  Ma perchè le due società hanno chiuso i cordoni della borsa? «Veramente a chiuderli, anzi a non aprirli quasi per niente, è stata la Regione Lazio - spiega Antonio Calderone, presidente di Ambulanza Città di Roma - con la quale abbiamo stipulato un accordo nel settembre 2009 che prevedeva il pagamento delle fatture, da noi regolarmente inserite nel loro portale, entro 180 giorni. S'era stabilito anche che la Regione ci avrebbe saldato il primo semestre 2009 entro il 31/12/2009. In realtà abbiamo ottenuto solo il pagamento di due mensilità. Visto l'andazzo, ora, abbiamo forti dubbi sulla possibilità che a fine marzo la Regione ci saldi il secondo semestre e anche il rimanente del primo» A quanto ammonta il credito? «A sei milioni di euro - prosegue Calderone - noi abbiamo anticipato gli stipendi, finché abbiamo potuto e cioè fino al novembre 2009. Ma ora le banche non ci fanno più credito». Avete fatto pressioni in Regione? «Naturalmente - prosegue Calderone - e andando avanti di questo passo ci rivolgeremo al privato al 100%, però saremo costretti a ridurre il personale». Le due società, infatti, svolgono servizi anche per cliniche private, con o senza medico a bordo, e hanno già convenzioni con il Senato, la Camera, il Ministero degli Esteri e la Corte Costituzionale. I 250 dipendenti aspettano, però, delle risposte a breve termine. E minacciano proteste e blocchi dell'attività. «Finora abbiamo garantito, comunque, il servizio per senso di responsabilità e per rispetto ai malati - dice Piero Monecchi 49 anni, autista alla Asl Roma G che copre Tivoli, Monterotondo, Subiaco, palestrina e Colleferro - Anzi ci aiutiamo a vicenda coprendo i turni dei colleghi assenti. Ma siamo disperati. Perdere il posto di lavoro, a 50 anni, di questi tempi è una tragedia». Armando Assogna, 45 anni, di servizio alla Roma F, Bracciano, Civitavecchia è in azienda da cinque anni: «Ci sono stati periodi di crisi ma come adesso mai. La Regione privatizza e poi non paga».