Stupro, botte e insulti nella scuola occupata

Violentata, picchiata, insultata anche da due donne perché si è ribellata alla richiesta sessuale in cambio della sua permanenza nell’ex scuola occupata «8 Marzo». Vittima un’italiana di 40 anni. Accusati un italiano e quattro nordafricani. Dopo gli arresti del settembre scorso di cinque membri del comitato di occupazione accusati di tentata estorsione, di aver gestito una sorta di racket interno, stavolta a far notizia è una presunta violenza sessuale denunciata da una sfrattata rifugiatasi nel complesso in via dell'Impruneta, alla Magliana. E, stando alla sua testimonianza, a stuprarla sarebbe stato proprio uno dei cinque finito nei guai per le accuse di racket, Sandro Capuani, detto "Sandrone", aiutato da quattro nordafricani. Ai carabinieri la donna ha raccontato una storia di terrore, da incubo. Ai primi di gennaio viene sfrattata dal suo appartamento alla Magliana. Non ha un lavoro stabile, si arrangia, la sua situazione è precipitata in fretta nell'emergenza. Sa che l'ex scuola «8 Marzo» è occupata da una quarantina di persone, soprattutto immigrati, e che a "sovrintendere" sono alcuni aderenti al centro sociale Macchia Rossa. Così si rivolge a Sandrone, 50 anni. Lui si mostra cordiale, le dice che non c'è problema, può stabilirsi nell'ex scuola, ma spiega che momentaneamente lei dovrà dormire nel suo "appartamento" al primo piano dell'«8 Marzo»: non ci sono altre stanze disponibili. La donna trasloca. E per qualche giorno non succede niente di strano. I primi di febbraio va negli uffici anagrafici del XV Municipio per comunicare il suo nuovo indirizzo e ottenere il rilascio del certificato di residenza. La sera del 9 febbraio il fattaccio. La donna racconta. È nella stanza di Sandrone. Lui comincia a farle avacens, ad accarezzarla. Stando alla testimonianza, sarebbe stato più esplicito: «Se non vieni a letto con me esci fuori di qui». Lei si rifiuta, con energia. E lui avrebbe insistito, con forza. Lei si dimena, si ribella, grida. Ed è a questo punto che sarebbero entrati in scena gli altri quattro: entrano nella stanza di Sandrone e gli danno una mano. Tengono ferma la donna e nel mentre la palpeggiano. Le sfilano i pantaloni, qualcuno avrebbe anche rovistato nelle sue tasche prendendo gli euro che c'erano, mentre l'italiano avrebbe abusato della donna. Comincia lo stupro. Si sarebbe interrotto dopo un po'.   La donna, infatti, non ha mai smesso di ribellarsi, di urlare, attirando l'attenzione di altre persone dell'ex scuola. Riesce a divincolarsi, a riprendere le sue cose in fretta e a fuggire. Però nessuno l'aiuta. Anzi. Mentre fugge la prendono a calci e pugni, intervengono anche due immigrate che l'avrebbero insultata: «Vattene puttana». Lei corre, arriva in strada, corre ancora più forte. Prima chiama il 113 della polizia, poi il 112 dei carabinieri. La stazione di Villa Bonelli è a poche centinaia di metri dall'«8 Marzo». Ma i primi a soccorrerla sono i sanitari del 118: l'ambulanza la trova in strada e la porta all'ospedale San Camillo, dove i sanitari confermano la violenza sessuale e lo stato di choc psicologico. Ora la donna si trova in una struttura protetta del Comune di Roma. I quattro, invece, sono stati denunciati a piede libero. In questa storia, la magistratura ha deciso di andare coi piedi di piombo. Ha evitato di prendere provvedimenti più duri, restrittivi della libertà personale, chiedendo ai carabinieri ulteriori conferme, maggiore certezza sulla dinamica dei fatti e soprattutto sulla credibilità della donna. Per cui non bastano il riconoscimento dei cinque da parte sua, l'accertamento medico e le testimonianze. La Procura vuole di più. L'ex scuola «8 Marzo» è già stata al centro di una inchiesta-pioniera sul presunta racket delle occupazioni. Che il Riesame non ha scalfito lasciando intatto l'impianto accusatorio.