Corsini: "Ma presto risorgerà"

Sono passati più di due anni da quando ci si affacciava dalla terrazza più famosa della capitale, quella del Pincio. Poi i primi bandoni per il cantiere che avrebbe dovuto creare un maxi parcheggio interrato per 700 posti auto all'interno della collina del Valadier. Un progetto fortemente sostenuto dalla giunta Veltroni e bocciato poi da una commissione di «saggi» nominata da Alemanno appena salito sul colle capitolino. Durante gli scavi per la realizzazione del parcheggio, cominciati nell'ottobre 2007, venne alla luce un vero tesoro archeologico che vanta, tra l'altro, un mosaico con fondo nero e inserti policromi, risalente al primo secolo a.C., ed un criptoportico anteriore al quarto secolo d.C. Ci sono voluti poi sette mesi (di «paralisi») per chiudere l'iter burocratico che metteva definitivamente la parola fine sotto il progetto che avrebbe deturpato in modo irreversibile la collina e la terrazza del Valadier. Ora però siamo al capitolo finale di una storia complessa che ha coinvolto politici, architetti, storici dell'arte, ingegneri, professori. Tra circa un mese, infatti, la terrazza verrà restituita ai romani. A ribadirlo l'assessore capitolino all'Urbanistica, Marco Corsini. «Dopo le note vicende che hanno portato all'abbandono del progetto originario, l'amministrazione ha dovuto definire i rapporti con Atac e con l'impresa, cosa non proprio di semplice attuazione - ricorda Corsini - elaborare e approvare poi un nuovo progetto per la copertura con solaio dei reperti archeologici per consentirne la conservazione e la memoria. Questo progetto, redatto d'intesa con la soprintendenza, è stato approvato ed è in corso di affidamento all'impresa. Per il resto si è già proceduto al rinterro delle aree non interessate dai rinvenimenti archeologici. Abbiamo detto che l'ultimazione dei lavori e la restituzione del giardino alla città avverranno intorno alla fine dell'anno - assicura l'assessore - e manterremo la promessa». Approvato dalla Giunta capitolina in agosto, il progetto per la copertura dei reperti archeologici prevede che venga costruito un telaio trasparente con nervature in acciaio, che li proteggerà lasciandoli però visibili ai cittadini. L'intervento è costato al Comune due milioni di euro, 800 mila per la struttura e 1,2 milioni per sistemare il verde e la zona intorno agli scavi. Ma non solo. Nella delibera di giunta di agosto si prevede anche la riqualificazione e la sistemazione dell'arredo urbano del Pincio, per un costo di circa 2,4 milioni di euro. Per questo però si attende ancora il progetto definitivo. Il passo più importante, comunque sta per concludersi, quello cioè della fine del cantiere da che da oltre due anni deturpa uno dei panorami più suggestivi che la capitale può regalare.