Borgo Leonino, un "ostacolo" tra Duce e Papa

L'input era partito da lontano, fin dalle indicazioni di Papa Silvio Enea Piccolomini, salito al soglio di Pietro con il nome di Pio II nella seconda metà del Quattrocento. L'intenzione del pontefice, uomo assai colto e incline alla bellezza dell'arte, era, stando alla documentazione pervenuta, di provvedere al riassetto urbano del Borgo Leonino e dell'area adiacente alla Città del Vaticano, affidando l'incarico all'architetto Rossellino. Lo stesso impegnato, in provincia di Siena, seguendo i dettami dell'umanista per eccellenza, Leon Battista Alberti, nella progettazione di Pienza: borgo che ha dato i natali al suo committente. È in piena epoca fascista che l'intera area trova, tuttavia, la sua regolare e attuale trasformazione costituendo un asse prospettico che unisce, visivamente, Palazzo Venezia, sede del Duce, con l'imponente cupola michelangiolesca. Il che ha comportato, come inevitabile sacrificio, la distruzione di brani urbani caratterizzati da piccole piazze e vie strette risalenti all'epoca medievale e a successive stratificazioni. Via della Conciliazione - il nuovo viale voluto dal Fascismo -, progettata secondo il gusto razionalista, sotto la direzione degli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli, venne così a sostituire la cosiddetta "Spina di Borgo" eliminando, purtroppo, edifici di notevole pregio architettonico come il Palazzo appartenuto ad Alessandro VI Borgia. La scelta di un accesso monumentale alla basilica vaticana nasce nel 1934, prevedendo da subito l'abbattimento di quel popoloso e fervido frammento di città per aprire un'ampia strada rettilinea che avesse come sfondo il complesso di San Pietro. I lavori di smantellamento cominciarono due anni dopo: quarantatremila metri quadrati di borgo furono distrutti per sempre. Il progetto, seppur lodato dall'entourage culturale del regime e in linea con gli sventramenti urbani delle altre capitali europee, finì col compromettere e scompaginare la matrice progettuale della stessa piazza. Il colonnato del Bernini, infatti, prima dell'intervento razionalista, veniva percepito nella sua immensità dagli scorci nascosti e dagli angoli delle strade, esaltando la caratteristica estetica e funzionale dell'opera. Via della Conciliazione fu conclusa nel 1950 in occasione della celebrazione dell'Anno Santo. L'amplissima via, che raggiunge i cinquanta metri di larghezza, è stata arricchita da ventotto obelischi di travertino. Un'operazione progettuale che, sotto alcuni aspetti, è da intendersi come il prosieguo della città del Papa nell'Urbe e viceversa. Una sorta di continuità che giustifica un legame ideologico e culturale con la Santa Sede. Sulla strada si affacciano la chiesa di Santa Maria in Traspontina, il Palazzo Torlonia e il quattrocentesco Palazzo dei Penitenziari.