Colosseo, tolto l'assedio

Una di loro aveva già lasciato la postazione in mattinata, come «segno di collaborazione». Sindacati e istituzioni sono riusciti a convincerli dopo più di due ore di faccia a faccia. La promessa che il governo si impegnerà a fare chiarezza sulla loro «complessa situazione lavorativa» è stata determinante. Forse anche sotto la pressione della prefettura che aveva avvertito: «Qualora la protesta dovesse proseguire nelle attuali forme il prefetto si riserva di assumere eventuali provvedimenti di competenza». I «sei irriducibili» prima di scendere hanno ricevuto anche una telefonata di cinque minuti del sindaco Alemanno. Quella la vera svolta. «Il sindaco ci ha dato la sua parola - ha raccontato Sergio che ha riabbracciato moglie e figlio - Alemanno si è impegnato a fare chiarezza su questa storia». I «sei gladiatori» hanno discusso a lungo tra loro. «Non volevamo scendere - ha spiegato Sergio - ma alla fine abbiamo scelto di lanciare un segnale di distensione. Questa è l'ultima volta che diamo credito alle loro promesse». Ma ieri sera, ai piedi del Colosseo, tra i trecento lavoratori dell'Istituto di vigilanza dell'Urbe che non hanno accettato il passaggio alla nuova società privata, i nervi erano tesi. Quando i sei vigilantes sono scesi dal Colosseo accompagnati dal vicesindaco Cutrufo il sapore era quello di una mezza vittoria. Anche se i colleghi hanno accolto i «gladiatori» come degli eroi. Salutati da cori e applausi hanno abbracciato le famiglie che li hanno sostenuti tutti questi giorni da via dei Fori Imperiali. Poi sono stati fatti salire nelle ambulanze e sono andati in ospedale. Ieri mattina anche Giorgio Gori, il «gladiatore 1», il più anziano (52 anni) era stato il primo ad abbandonare il terzo anello. «Non sto bene, respiro a fatica, è stata una scelta sofferta», aveva detto tra le lacrime mentre riabbraciava la moglie Antonella e i tre figli. I sette avevano promesso che sarebbero scesi solo con «garanzie certe». Ancora non ci sono ma c'è l'impegno a trovarle. In effetti era molto difficile arrivare in tempi brevi ad una soluzione che non si trova da due anni, da quando l'Istituto di vigilanza è stato commissariato. Restare altri giorni barricati nelle piccole logge del Colosseo sarebbe stato molto pericoloso. Il caldo rovente di giorno, il freddo di notte e i pasti frugali al sacco avevano messo a dura prova la resistenza dei sette. Alcuni di loro si sono sentiti male più volte. Lo psicologo che aveva fatto loro visita lunedì li aveva visti «molto provati». Una prova di resistenza che neanche loro avrebbero mai pensato fosse così dura: «Quarantacinque gradi sotto al sole di giorno e un freddo incredibile di notte - ricorda Sergio - andare avanti senza magnesio né potassio è stata davvero dura».