Magliana, assalto al portavalori

Altri due complici ricercati fuggiti su una vecchia Fiat punto rubata. Ieri mattina alla Magliana è finito nel sangue il tentativo di rapina a un portavalori della Securpol. Un vigilante è stato leggermente ferito alla testa col calcio della pistola, illesi gli altri due dell'equipaggio. Il colpo è avvenuto intorno alle 8,45. All'ufficio postale di piazza Certaldo, all'angolo con via Vaiano, sono giorni di pagamento delle pensioni. I soldi deve consegnarli il furgone Securpol, il quale poi proseguirà il giro in altre filiali. Dentro e fuori la sede ci sono soprattutto pensionati, circa un centinaio, uomini e donne, in fila con gli ombrelli aperti per ripararsi dalla pioggia. Arriva il blindato 87 dell'istituto di vigilanza. A bordo ci sono tre persone: una alla guida, un'altra sul lato passeggero e la terza dietro. Sono guardie giurate dai 31 a i 37 anni di età, ma già con un'esperienza pluriennale sui portavolari. Il mezzo si ferma all'altezza dell'ingresso delle Pt, ma dall'altro lato della strada, di fronte ai negozi, un supermercato e un macellaio. Scende il primo vigilante, si guarda attorno, è tutto ok. Fa cenno al secondo di farsi avanti. Il collega prende il plico coi soldi - circa 80 mila euro - e s'incammina verso l'entrata. Qui scatta l'agguato. I quattro sembrano sbucare dal nulla. Indosso hanno le pettorine arancioni catarifrangenti. Due rapinatori a volto scoperto s'avventano sul primo vigilante, lo spingono al muro, immobilizzano e gli sfilano la pistola. Sopra di loro c'è la telecamera delle Pt puntata sullo sportello Postamat. Altri due - anche loro senza copricapi - vogliono fare lo stesso con la guardia che ha i soldi. L'afferrano e la buttano a terra. Il vigilante è robusto, reagisce. Uno dei malviventi lo colpisce alla testa col calcio della pistola - una due, tre volte - mentre l'altro cerca di strappargli la borsa nera coi soldi. E ci riesce. Comincia la fuga. I due rapinatori che avevano bloccato il primo vigilante si dileguano in auto. Il terzo corre verso lo scooter rubato col quale la coppia aveva raggiunto la zona del colpo. E qui comincia il Far West. Esplosi in aria, per spaventare, probabilmente il malvivente spara due colpi d'arma da fuoco proprio nel momento in cui il quarto complice, con la sacca dei soldi, sta puntando la pistola contro la guardia giurata a terra. Tutto avviene in un lampo. Il vigilante estrae l'arma, ferisce a morte il rapinatore davanti a sé che cade schiacciando col corpo la sacca degli euro, e spara un secondo colpo contro l'altro malvivente ferendolo all'inguine. Questi monta sullo scooter e scappa, cadendo un isolato dopo, in via Pieve Fosciana, dove viene ritrovato lo scooter. In via Vaiano restano a terra il corpo di Antohnio Di palma, 57 anni, due caschi, una pistola (quella tolta al vigilante), un guanto e l'orologio di un rapinatore. Antonio Di Palma, con precedenti per droga e rapina, negli archivi delle forze dell'ordine è conosciuto come «lo svedese del Tuscolano». Il suo corpo rimane lì per ore, sotto la pioggia, circondato dalla polizia Scientifica e dagli investigatori della Squadra mobile che fanno avanti e indietro. Ci sono il dirigente Vittorio Rizzi e il responsabile della sezione Antirapine, Andrea Di Giannantonio. Dopo poche ore la notizia: all'ospedale di Albano si è presentato M.C., 50 anni, il probabile complice di Di Palma. Dopo la sua caduta in via Fosciana qualcuno lo ha soccorso, messo in macchina e portato in ospedale. Forse sono stati i due suoi complici ancora ricercati.