Resti romani ai musei stranieri

Guardare ai paesi emergenti, sfruttare le potenzialità del turismo culturale e religioso. Ma soprattutto valorizzare l'enorme patrimonio del Lazio e della sua Capitale che nel panorama del turismo internazionale non ha eguali. Si può e si deve fare di più per arginare la crisi del settore turistico. Che può riassumersi in un paio di dati: 23 mila presenze in meno a Roma a febbraio 2009 rispetto allo stesso mese del 2008 degli americani che assorbono il 30% dell'intero movimento turistico, e mille posti di lavoro stabili persi lo scorso anno nel settore alberghiero. L'assessore regionale al turismo Claudio Mancini ha chiamato a raccolta Comune, Provincia e Regione in una due giorni di convegno, alla quale ha preso parte anche la sottosegretaria al turismo Michela Brambilla, per parlare di crisi del settore e delle politiche da mettere in atto per superarla.  Ha dato subito la sua "ricetta" che guarda alla possibilità di attrarre i paesi cosiddetti emergenti, Cina, Corea del Sud e India e mette sul piatto 5 milioni di euro in un'operazione di co-marketing destinata alle compagnie aeree che decideranno di volare sullo scalo di Fiumicino partendo proprio da questi paesi. E tanto per sottolineare quanto creda nel progetto Mancini ha dichiarato che se «Cai vorrà utilizzare queste risorse bene, altrimenti potranno andare anche ad altri vettori». Dunque l'Agenzia regionale per la promozione turistica di Roma e del Lazio (At Lazio) ha già definito per quest'anno un piano rivolto a più di 30 Paesi, che intende consolidare i mercati esteri tradizionali e presidiare, anche in via sperimentale, quelli emergenti. Il problema del turismo sta però anche nel suo peso sociale. L'assessore non la manda a dire: «Il comparto pesa nelle decisioni pubbliche meno di quello che conta. Per questo sosteniamo la nascita del ministero del Turismo che possa ottenere risorse». Va ancora più dritto al punto il vicesindaco con delega al turismo Mauro Cutrufo. «Quello che serve al turismo di Roma è rendere la città più accogliente», dice. Perché se c'è un problema di poca permanenza (ferma a 2,5 giorni di media) e di scarso ritorno, «significa che qualcosa non va – insiste Cutrufo - inutile dire il contrario». Quel qualcosa sarebbe la non organizzazione di quello che esiste e che va valorizzato. Quindi «migliori trasporti, più punti informazione, più parchi a tema, più eventi che sappiano richiamare il turismo di tutto il mondo, uno dei quali potrebbe essere la prima fiera del cine-turismo all'interno del Festival del Cinema». Ma anche mettere mano a problemi che sembrano di poco conto e che invece sono importanti. «Ad esempio i bagni pubblici – spiega il vicesindaco - oggi mi costano 3 milioni e 800 mila euro e la metà di questi è inagibile. Per i turisti è un grosso handicap, noi vogliamo riorganizzare il tutto facendo bagni elettronici e perfettamente funzionanti». Poi ci sono le potenzialità da sfruttare: tra queste il turismo religioso che richiama a Roma oltre 6 milioni di turisti all'anno, e quello culturale. A questo proposito Cutrufo parla di un progetto: la possibilità di dare a pagamento ai musei di tutto il mondo che vorranno esporli i capitelli e le statue che attualmente sono "gettati" nelle cantine dei musei capitolini, senza che il pubblico possa ammirarli.