Comunicato Stampa: Ghostwriting, Giacomo Bruno: «È ora che l'editoria smetta di fingere»
Milano, 29.08.2026 – Il ghostwriting esiste da sempre nell'editoria. Autobiografie di personaggi pubblici, manuali firmati da manager, libri di imprenditori: una parte consistente della produzione saggistica nasce dalla collaborazione tra chi possiede l'esperienza e chi possiede il mestiere della scrittura. È una pratica antica, legittima e regolarmente retribuita. È anche una pratica di cui quasi nessuno parla. L'arrivo degli strumenti di intelligenza artificiale ha reso il silenzio più difficile da mantenere, perché ha spostato la domanda dal chi ha scritto materialmente il testo al che cosa rende un libro davvero dell'autore che lo firma.
La distinzione che l'editore propone non passa dalla tastiera, ma dalla competenza. Un professionista con vent'anni di casi alle spalle che detta la propria materia e la fa mettere in forma da altri firma un libro suo, perché il contenuto viene interamente da lui. Chi commissiona un testo su un argomento che non padroneggia firma qualcosa che non gli appartiene, e nessuno strumento cambia questo fatto.
Il tema si è fatto più urgente con la diffusione degli strumenti generativi, che hanno abbassato la soglia di ingresso e moltiplicato i titoli prodotti in poche settimane. Le piattaforme di distribuzione richiedono oggi una dichiarazione quando un'opera è prevalentemente generata da sistemi automatici, mentre un testo assistito e poi rivisto in profondità non rientra in quella categoria. Secondo
La posizione arriva da una casa editrice che ha pubblicato oltre 1.300 autori e raggiunto più di 3.000.000 di lettori, portando gli ebook in Italia nel 2002 con 9 anni di anticipo sull'arrivo dei grandi operatori internazionali. Per gli autori che scelgono questo percorso
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