Comunicato Stampa: ‘Quando la poesia cura. Leggere l'Inferno con gli occhi della medicina’
Oggi, nella sala Stampa ‘Oriana Fallaci’ di palazzo Ferro Fini, il Presidente della Prima commissione consiliare, Andrea Tomaello (Stefani Presidente), ha presentato il libro ‘Quando la poesia cura. Leggere l'Inferno con gli occhi della medicina’, dialogando con l’autore, Giovanni Mandoliti, medico chirurgo, specialista in Radioterapia e Oncologia Clinica, già primario di Radioterapia Oncologica e già presidente dell'Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica.
Erano inoltre presenti alla conferenza stampa Giovanni Leoni, Vicepresidente della Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, e alcuni rappresentanti dell’amministrazione comunale di Este.
Il saggio, che è stato pubblicato nel 2026 da Armando Editore nella collana Antropologia medica, rilegge l’Inferno dantesco attraverso le Medical Humanities, il campo di studi che mette in dialogo medicina, letteratura, filosofia e discipline umanistiche per approfondire la comprensione della malattia, della sofferenza e dell'esperienza umana della cura, mostrando come le pene dei dannati rappresentino una sofferenza multidimensionale: somatica, psicologica, sociale e spirituale.
Il Presidente della Prima commissione, Andrea Tomaello, nell’introdurre la conferenza stampa, ha sottolineato che “il libro mette assieme la cura e la poesia, due mondi apparentemente diversi, ma che in realtà sono strettamente correlati tra loro, se letti con occhi particolari, regalando al lettore emozioni positive, con un interessante richiamo alla Divina Commedia.”
“L’idea di scrivere questo libro è derivata dalla fascinazione per la Divina Commedia, nata tra i banchi di scuola, e per l’interesse specifico intorno al tema del dolore, di cui mi sono sempre occupato nel corso della mia carriera di oncologo – ha spiegato l’autore, Giovanni Mandoliti – In particolare, alcuni anni fa, ho letto una pubblicazione che metteva in correlazione il dolore descritto da Dante nella Divina Commedia con i parametri medici che noi usiamo per classificarlo, attraverso le dimensioni sensoriale, affettiva e valutativa. Da qui la motivazione per scrivere questo libro, anche perché ricordo che Dante studiò Medicina a Bologna, assistette a delle autopsie, e quindi conosceva bene, pur non essendo medico, il corpo umano, il dolore e la sofferenza. E, rileggendo l’Inferno, ha restituito al dolore una dimensione narrativa, come se fosse un’esperienza globale: fisica, emotiva, cognitiva, relazionale e sociale. E noi, oggi, dobbiamo restituire al dolore la dimensione umana.”
“L’autore, nella sua carriera, ha sviluppato una particolare sensibilità per l’arte e la poesia e, in modo specifico, per il Sommo Poeta Dante Alighieri, il quale ha dedicato l’inferno ai suoi nemici, descrivendo le sofferenze fisiche dei dannati, inflitte come punizioni – ha detto Giovanni Leoni, Vicepresidente della Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri - Il volume parla del dolore, caratteristico della vita umana, che può essere fisico, ma anche dell’anima. In particolare, il dolore fisico entra nella vita quotidiana di ciascuno di noi, nella considerazione che l’uomo sano desidera tante cose, mentre il malato anela a una sola cosa: la guarigione. Fino a toccare il tema delicato del fine vita, di cui, come Ordine dei Medici, ci siamo occupati di recente. Il dolore è parte dell’esistenza umana, di cui tuttavia si parla poco, perché è una sensazione che si vive prevalentemente in prima persona. C’è chi lo tiene per sé, chi lo condivide, chi lo trasforma in un’analisi poetica.”
L'autore parte dall'idea che le pene dei dannati descritte da Dante non siano soltanto immagini poetiche o teologiche, ma possano essere interpretate anche come rappresentazioni delle molteplici forme del dolore che il medico incontra nella pratica clinica: dal dolore fisico alla sofferenza psicologica, dall'isolamento sociale fino alla dimensione spirituale ed esistenziale della malattia. I personaggi dell'Inferno diventano così figure emblematiche attraverso cui riflettere sulla fragilità umana e sul rapporto tra cura e persona.
Mandoliti attraverso la sua opera vuole affermare come la medicina non possa limitarsi alla diagnosi e al trattamento della patologia, ma debba saper ascoltare, comprendere e interpretare il vissuto del paziente, restituendo al dolore la sua dimensione umana.
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