Comunicato Stampa: 'Fuga dalla montagna. Elogio funebre o nuovo futuro?’
Ha moderato la presentazione, collegata via web dalle Dolomiti, la giornalista de ‘Il Gazzettino’ Angela Pederiva, la quale ha toccato, tra altri, i temi del vivere la montagna, dello spopolamento, delle criticità e delle esigenze dei territori montani, della possibilità di costruire un futuro per le Terre Alte.
Il consigliere regionale Riccardo Barbisan, che ha fortemente voluto presentare qui, presso la sede dell’Assemblea legislativa veneta, il libro di Andrea De Bernardin, ha subito confidato che “la montagna, e quella bellunese in particolare, è legata ai miei ricordi d’infanzia, come turista invernale, assieme alla mia famiglia. Ho imparato ad apprezzare la bellezza delle vette innevate quando sciavo.”
“Ho voluto presentare il libro di Andrea De Bernardin – ha spiegato Barbisan - perché, secondo me, l’autore incarna perfettamente il carattere montano, ovvero l’attaccamento a un certo modo di vivere, non solo a una terra; la volontà di trasmettere alle future generazioni cosa vuol dire vivere in montagna e quel forte senso di appartenenza necessario per convincere i giovani a restare nei territori montani, superando difficoltà e scomodità, senza farsi attrarre dagli agi di pianura.”
Il Capogruppo della Lega ha quindi anticipato che “nel prossimo bilancio regionale, ci sarà una particolare attenzione per la montagna, come del resto ci eravamo impegnati a fare durante la campagna elettorale. Sotto questo aspetto, il Presidente della Giunta regionale, Alberto Stefani, si è dimostrato molto sensibile, come pure l'assessore regionale al bilancio, Filippo Giacinti. Il Consiglio regionale vuole accompagnare questo processo.”
L’autore, Andrea De Bernardin, ha spiegato che “il libro si apre con un flashback di me stesso bambino, per spiegare come si svolgeva la vita in montagna quarant’anni fa. Con la natura incontaminata attorno a noi: boschi, laghi e torrenti. Eravamo impegnati in una sorta di gioco naturale, tramandato di generazione in generazione. Affrontavamo pericoli ma eravamo preparati a farlo. Oggi tutto è cambiato.”
De Bernardin ha anche confidato “di avere particolarmente a cuore il dramma demografico che sta affliggendo il mio territorio: ho cercato di tradurre per iscritto le sensazioni che provo. Ho analizzato i problemi dei territori di montagna, cercando di trovare soluzioni, spunti per invertire quella che sembra un’inerzia già tracciata. E la principale soluzione è rappresentata dall'autonomia che deve arrivare assolutamente al Veneto. Subito dopo, servirà assegnare ai territori montani, non solo della provincia di Belluno, ma anche dell’Alto Vicentino e del Veronese, una specificità forte che avvicini il centro politico- amministrativo al territorio. Solo così potremmo affrontare i problemi e risolverli.”
Andrea De Bernardin ha anche sottolineato una contraddizione: “Da un lato – ha detto - stiamo registrando un progressivo abbandono dei territori montani da parte dei residenti, in particolare dei giovani, i quali non sono più disposti a sopportare i disagi e le scomodità in quanto hanno perso, negli anni, la storicità dell’‘essere montanaro’, che è una vera e propria professione da apprendere fin da bambini. D’altro canto, gente di pianura decide di lasciare la vita di città per iniziare una nuova esistenza in montagna. E questa tendenza verrà favorita, nei prossimi anni, dai cambiamenti climatici. Allora, la sfida che dobbiamo porci è questa: far nascere in montagna figli di genitori ‘cittadini’: solo in questo modo, formeremo nuove generazioni che sentiranno forte il legame con la montagna, superando ogni difficoltà. Perché, per ripopolare i territori montani, non sono sufficienti solo gli investimenti, ma servono persone, idee…”
In sintesi, il libro di Andrea De Bernardin affronta, con lucidità e profondità, una delle grandi questioni del nostro tempo: il destino dei territori montani. Attraverso analisi storiche, sociali e culturali, l’autore mette in discussione la narrazione della montagna come spazio marginale e condannato, interrogandosi sulle cause dell’esodo e sulle responsabilità politiche, economiche e culturali che lo hanno alimentato.
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