IL SOLITO REFRAIN

Giorgia Meloni per la sinistra: “Fascista che mangia i bambini”

Matteo Cassol

Il comunista può finalmente posare la forchetta. A mangiare i bambini, con preferenza per i piccoli di carnagione scura, ora provvede Giorgia, bionda fuori e nera di camicia e d’anima dentro, nella caricatura che le hanno apparecchiato. Progresso dietetico dell’antifascismo di consumo. La campagna elettorale deve ancora cominciare e già manca l’aria nei rifugi antiaerei della sinistra politico-editoriale: hanno finito gli allarmismi da mettersi. Al vagito inaugurale di una proposta sulla scuola sono comparsi lager, xenofobia, difesa della razza, il Primo Levi di "Se questo è un uomo", il tutto "sulla pelle di un milione di bambini". Hanno fatto urlare tutte le sirene, dando subito fondo ad Auschwitz e all’intero magazzino della sentinellanza democratica. Ci voleva pure l’orco dei terrori antichi: ha cambiato sesso e morale della favola, conservando un appetito che rende superflua ogni discussione. Manca il manifesto con Meloni, i canini e il bavaglino. Arriverà.

 

  

 

Delude un poco Massimo Giannini, che nel suo podcast convoca Mussolini, l’ideologo delle Ss, l’onda nera e poi, davanti a cotanta compagnia, precisa: "Lo so, il nazismo non tornerà, il fascismo non tornerà, ma qualche cosa sta tornando e noi avremmo il dovere di fermarlo". Ma come? Lo sa? È una notizia. Da anni ci raccontano che sta uscendo dalle fogne, che non se n’è mai andato, che abita al governo, nelle televisioni, nelle strade, ovunque. Ci hanno fabbricato collane di libri, trasmissioni, festival, speciali, spettacoli e intere carriere. Adesso il fascismo non torna più, torna qualche cosa. Fermiamola comunque.

 

 

Che roba sia, perché avanzi e con quali cingoli e armamentari non importa. Non sottilizziamo. Para-fascio-neo-nazi-qualcosa, altolà. All’origine del nuovo Reich ci sarebbero un tetto agli studenti stranieri per classe, l’italiano da insegnare ai genitori degli alunni con gravi difficoltà d’inserimento e il divieto di burqa e niqab a scuola. Cercare rimedio a bambini che comprendono poco la lingua, a classi dove perciò è molto più arduo far lezione, a una madre che non riesce a comunicare con la scuola, a una figlia sottoposta a precetti di segregazione: qui la svastica fatica a vedersi, ma basta strofinare forte la proposta finché non esce il baffetto adolfiano. Vergogna, cattiveria. Razzismo peculiare, questo che si può curare spiccicando due parole in italiano e scoprendosi il volto. Nel merito, ovviamente il problema non esiste. Se esistesse, sarebbe irrisolvibile: norma inapplicabile. Fosse applicabile, sarebbe crudeltà, discriminazione, in sostanza, tanto per cambiare, fascismo.