POVERO CAMPO LARGO

Pd, lo schiaffo alla Costituzione della capa dei giovani e fedelissima di Schlein

Paolo Armaroli

Roma, Anni Venti del secolo scorso: in un teatro cittadino recita Ettore Petrolini. Da un loggione, per tre volte di seguito, un tipaccio inveisce contro l'attore. Lui, senza adombrarsi più di tanto, replica: «Io non ce l'ho con te. Ce l'ho con quello che ti sta accanto perché ancora non ti ha buttato di sotto». Questo episodio ci è tornato alla mente assistendo da remoto alle battute finali della Festa nazionale dell'Unità a Reggio Emilia. Prima della chiusura, affidata ovviamente alla segretaria del Pd, si esibisce sul palco la capa dei giovani del Pd Virginia Libero, con l'aggravante di essere una fedelissima della Schlein. E dice una tale quantità di spropositi da lasciare allibiti. Così, al pari di Petrolini, nel nostro piccolo non ce l'abbiamo con una che dà l'impressione di non comprendere la gravità delle sue affermazioni. Ce la prendiamo invece con quelli che la stavano ascoltando perché nessuno di loro l'ha buttata giù dal palco.

 

  

 

Ma chi è Virginia Libero? 28 anni. Padovana. Laurea in Giurisprudenza da poco conseguita. Ex scout, come Matteo Renzi: il che non depone a suo favore. Un esordio promettente alle elezioni regionali in Veneto, ma non è risultata eletta. Nel partito passa per una moderata, tutt'altro che estremista. Chissà mai che cosa avrebbe detto se fosse un'estremista. Veniamo ai suoi memorabili detti. Tuona: «Ve lo diciamo a gran voce: non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori». Ancora: «Per noi parlare di Patria significa ripudiare la guerra». Ora, proprio una laureata in Giurisprudenza — e, se non sbaglio, in una Facoltà rinomata come quella di Padova — non dà tutta l'importanza che merita all'articolo 52 della Costituzione, del seguente tenore: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Invece lei, la capa dei giovani del Pd, che cosa fa? Assesta alla predetta disposizione un sonoro schiaffo. E, come ammoniva Alessandro Manzoni, una volta ricevuto neppure il papa lo può togliere. Ciò nondimeno, a sinistra si continua a dire così nei giorni pari come nei giorni dispari che la nostra è la Costituzione più bella del mondo. Ecco la prova provata che il Pd è come il famoso padre Zappata: predica bene e razzola male.

 

 

Torniamo al Pd. Anche sull'Ucraina ci sembra piuttosto malmesso. Schlein non perde occasione per dire di essere testardamente unitaria. Ma l'unità predicata al di fuori non vale affatto di dentro. Difatti, come la Gallia di Giulio Cesare, il partito è diviso in tre parti. Ci sono i riformisti, convinti che difendere l'Ucraina significa anche difendere l'Occidente e i suoi valori non negoziabili. Ci sono poi gli estremisti in servizio permanente effettivo, come la predetta Virginia Libero, a parole riformista in realtà pacifista ad oltranza, che non vanno al di là del proprio naso. Dulcis in fundo, Schlein. Come certe signore dabbene, vorrebbe ma non può fino in fondo. Deve fare i conti con un oste come Giuseppe Conte, una spina nel fianco, una vera e propria mosca tze-tze che non le dà tregua. Lui vuole a tutti i costi tornare a Palazzo Chigi, lei non è disposta a farsi da parte. E allora non resterebbe che un accordo tra i due per lanciare una terza persona, magari brava a lanciare il martello come Silvia Salis, o primarie dall'esito assai incerto e dalle conseguenze potenzialmente devastanti. Schlein sa bene che gli italiani non sono dei cuor di leone. Alla sola idea dei cannoni, tremano. Le bandiere della pace, preannuncio di bandiera bianca, hanno di gran lunga il sopravvento sul nostro bel Tricolore. Un bel guaio. Per lei, ma anche per tutti noi. Inclusa Giorgia Meloni.