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Il voto di Allah. In Svezia code di immigrati ai seggi nei quartieri con la sinistra al 97%

Susanna Novelli

Dopo l’entusiasmo degli exit pool è calato il silenzio sulle elezioni in Svezia. Al 94% dei voti scrutinati solo 3 seggi separano le due coalizioni di centrosinistra (al 49,5%) e di centrodestra (49,5%). La scritta fine insomma è rinviata probabilmente a mercoledì quando, dopo lo spoglio dei voti arrivati dall’estero e i voti anticipati. E si tratta di un bel bottino, considerato che proprio in questa tornata elettorale si è raggiunto il record di 3,6 milioni di voti per "corrispondenza". Tutto può ancora accadere insomma. La fotografia del voto di domenica però fornisce già un’analisi interessante. Innanzitutto l’"ultradestra" che tuttavia in Svezia si chiama «Democratici svedesi», un richiamo diametralmente opposto all’idea dell’"Onda nera" che travolge diritti e democrazie. Il calo di tre punti percentuali rispetto al 2022 non scalfisce il terzo posto sul podio della politica di Stoccolma con il 17,6%, e chissà magari se lo scrutinio finale porterà a qualche sorpresa, considerato che tutti i sondaggi pre elezioni davano invece la destra in crescita.

 

  

Calano tuttavia anche i socialdemocratici, primo partito con il 28,1% (meno due punti) e i Moderati che tengono al 19,9%. Sono cresciuti invece i partiti "minori", quelli per intenderci che consentiranno la composizione di una maggioranza in grado di governare.

Ma cosa è accaduto nel voto svedese? Il frame del video che pubblichiamo già da solo basterebbe a chiarire diversi, inquietanti aspetti.

Flotte di immigrati in fila per votare. E fa già discutere quanto accaduto a Rosengård in Malmö, l’area dove gli immigrati sono la maggior parte dei residenti della terza città svedese. Qui, guarda caso il blocco del centrosinistra ha ottenuto il 97,6% contro il 2% dei restanti partiti. Percentuali «putiniane», tanto per richiamare lo spauracchio delle influenze russe sulle elezioni occidentali. A parti opposte si sarebbe gridato allo scandalo magari chiedendo l’annullamento di un voto che di democratico sembra avere ben poco. E che deve far riflettere su uno scontro ideologico che va oltre le tessere di partito e tira dritto sulla capacità o meno di far condividere culture diverse senza barattare la propria per qualche poltrona in più.

 

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Effetto AfD? Può darsi. Il gridare all’onda nera, il tam tam mediatico sul bis in Svezia di quanto accaduto in Germania deve aver spaventato chi si sente minacciato da politiche meno asservite all’accoglienza senza paletti e magari sotto sapiente guida è sceso in campo per votare «contro» e non «per» qualcuno.

Una prassi purtroppo ben conosciuta nel nostro Paese ma che rischia soltanto di alimentare il disagio e lo scontro sociale costringendo i partiti ad alleanze forzate pur di andare al governo. Ed è questo che probabilmente accadrà in Svezia.

«Se questo risultato sarà confermato, allora la Svezia avrà un nuovo governo», ha dichiarato la leader dei Socialdemocratici ed ex premier, Magdalena Andersson, prima a parlare dei risultati parziali tra i leader dei tre partiti principali.

«Sembra che sarà molto combattuto», ha affermato Andersson, chiarendo però che «noi socialdemocratici saremo sempre pronti ad assumerci la responsabilità del risultato». Interpretazione opposta quella del premier in carica e leader dei Moderati, Ulf Kristersson, secondo cui l'indicazione «chiara» del voto è che «i tre partiti di sinistra», ovvero Sinistra, Verdi e Socialdemocratici, escludendo il Centro, «hanno ancora una volta fallito nel raccogliere una maggioranza nel Parlamento svedese». Se il centrodestra non ha i numeri per una maggioranza allo stato attuale, infatti, nella coalizione di centrosinistra eventuali negoziati si preannunciano tutt'altro che semplici. Il voto degli immigrati potrebbe non bastare.