l'ennesima sparacchiata
Compensi e costi di Report: Ranucci attacca Rai e Il Tempo
Per Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci non era soltanto l’amico fraterno, il giornalista da coinvolgere nei viaggi in Africa e nei progetti sul carbon credit. Era anche, all’occorrenza, un "mediatore immobiliare" d’eccezione. Il volto noto mandato a bussare alla porta dei costruttori romani Antonio e Daniele Pulcini, padre e figlio, per cercare di acquistare le mura del ristorante Cefalù.
È uno degli elementi che emergono dalla ricostruzione dei rapporti fra i due, all’indomani dell’interrogatorio fiume di Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola.
Come già emerso dalle chat rimaste disponibili con Ranucci, a Lavitola non bastava gestire il ristorante: voleva comprare l’immobile nel quale aveva costruito una rete di incontri e relazioni. Per riuscirci aveva però bisogno di arrivare ai proprietari. Ed è qui che entra in scena Sigfrido.
Su input di Lavitola, il giornalista decide di incontrare i Pulcini, titolari dell’omonimo gruppo immobiliare romano, con un vasto patrimonio tra la Capitale e la Costa Smeralda. L’obiettivo è convincerli a prendere in considerazione la vendita del locale a un prezzo ritenuto congruo. I Pulcini, del resto, non sono nomi sconosciuti alle cronache di Report. Daniele rimase coinvolto nell’inchiesta «Mondo di mezzo», la maxi-indagine sulla rete politico-affaristica romana. Inizialmente arrestato fu poi assolto dalle accuse che lo riguardavano. L’incontro con i costruttori è stato confermato da Ranucci agli inquirenti. Il giornalista ha spiegato di essersi mosso per "aiutare" l’amico. I Pulcini, ha raccontato, erano grandi appassionati di Report. «Come testimonial, diciamo che sono stato un fallimento», ha però precisato il giornalista. La mediazione non andò a buon fine e l’immobile non venne acquistato da Lavitola.
Il retroscena emerge dalle conversazioni successive all’incontro. Lavitola scrive a Ranucci: «Ciao, Sig, Fabrizio è convinto che sia stato risolutivo». Poi il tono cambia: «Ti prego di scusarmi se ti do tanto fastidio. E sinceramente, mi vergogno un po’ di dartelo, nonostante so l’affetto che ci lega. A volte questa cosa mi spinge a guardare verso il baratro nel quale io sono già stato e del quale adesso ho orrore». Ranucci risponde senza esitazioni: “Ma figurati Valter. Spero di essere stato utile. Sai che ti voglio bene anch’io. E anche ai tuoi figli”. La cifra in ballo sarebbe stata di circa 490 mila euro. Ma proprio attorno a quei soldi si apre un piccolo giallo.
Come raccontato dall’ex senatore Sergio De Gregorio, coimputato con Lavitola nella vicenda giudiziaria legata ai fondi dell’editoria per L’Avanti, ci sarebbe stata una telefonata particolarmente accesa fra Lavitola e uno dei Pulcini. Al centro della discussione, un credito di circa 200 mila euro vantato nei confronti di Antonio Lavitola, cugino di Valter.
Un intreccio di rapporti personali, debiti e disponibilità economiche sul quale gli investigatori intendono fare chiarezza. Bisognerà capire, infatti, se Cefalù fosse soltanto un’attività commerciale oppure se, attraverso il ristorante, siano transitate somme di denaro. Sullo sfondo restano le ipotesi di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni.
Ranucci, intanto, ha negato che ci sia stato un incontro con Lavitola dopo la perquisizione che ha portato all’incriminazione di quest’ultimo dopo l’attentato. A margine ieri della Festa del Fatto Quotidiano, a Marina di Pietrasanta, ha risposto ai cronisti: «Assolutamente no, basta che andate a vedere che ero in tournée per sette giorni». Il giornalista ha poi annunciato battaglia legale contro la diffusione del documento sui costi di Report, pubblicato dal Tempo il 17 agosto. «Agirò in giudizio in tutte le sedi», ha dichiarato. Secondo Ranucci, il documento, «coperto da segreto», sarebbe stato utilizzato per costruire una narrazione che giustificasse la sua rimozione e dimostrasse che la trasmissione era «fuori controllo».