campo largo

Schlein nella morsa dei big Dem: per avere uno di loro al Colle sono disposti a mollarla. Così Conte sogna da leader

Giancristiano Desiderio

Il Quirinale? Cosa loro. A tal punto che nel Pd e dintorni preferiscono rinunciare a Palazzo Chigi pur di avere uno dei loro sul Colle più alto di Roma. O Elly, Elly cara, tu così «testardamente unitaria» non hai calcolato che i tuoi stessi compagni non sono così unitari come te o, forse, lo sono di più e son disposti a lasciarti andare e riconoscere al tuo perfido amico Peppino Conte la candidatura a immaginario capo del governo pur di poter puntare all’appartamento quirinalizio. Elly, non li hai visti arrivare, non li hai visti trafficare, non li hai visti brigare. E ti stanno facendo le scarpine.

Il combinato disposto del programma che non c’è e delle primarie che non possono non esserci è diventato la nuova «bomba d’amore» della sinistra. Il campo largo dei buoni è pieno zeppo di gente che si ama alla follia e che pur di vedere primeggiare i compagni son disposti a piazzare sotto casa tante «bombe d’amore». In fondo, Elly, non sei diventata la più radicale teorica della politica dell’amore libero? Ho visto lei che bacia lui, che bacia lei che bacia me. Mon amour, amour. Ma chi baci tu? Disperata e anche leggera. La canzone tanto orecchiabile di Annalisa sembra la tua autobiografia, Elly, e non hai capito che tra tanti baci c’è anche quello classico di Giuda. Lorsignori, i tuoi amati e odiati cacicchi che volevi buttar fuori dal Partito, vengono per rubarti la scena. Questa storia dell’unità a qualsiasi prezzo, costi quel che costi, è stata la tua croce e la tua delizia, la tua fortuna e la tua sfortuna. Perché? Peppino è troppo azzeccagarbugli? E’ uno e trino? È il re dei mille travestimenti? Certo, l’uomo è quello che è. Non te lo dobbiamo presentare noi. È uno che stava al governo di qua e poi è stato al governo di là. E’ disposto a tutto. Punto. Ma non è soltanto questo il punto. La verità è un po’ più profonda, ma senza esagerare.

  

La verità è che quando si è disposti a tutto pur di vincere non si può non cadere in un carnevale politico che esalta proprio le qualità di chi non avendo qualità ritiene di averle tutte. Se il camaleontico Conte assume mille e una posizione tra loro in contraddizione è perché il Pd ha da subito rinunciato ad essere realmente il primo partito dell’opposizione e a rappresentare una credibile alternativa di governo dal profilo riformista e così invece di guidare si è ritrovato ad essere guidato da un leader di provincia che è disposto a cavalcare qualunque nequizia pur di provare a ritornare ad assaporare il gusto di essere il capo del governo. Il pasticcio, mon amour, lo hai fatto tu fin dal principio. Più ti sei mostrata radicale, estrema, anti-riformista, parolaia e più hai consegnato la leadership politica del campo largo a chi questo lavoro demagogico lo sa fare meglio dite. Nel tuo partito hanno assecondato questo tuo dilettantismo perché faceva comodo a tutti. E ora che sta arrivando il momento delle scelte sarai tu a pagare il prezzo più alto.

Comunque, vada. Questo è il punto: comunque vada. Il costo dell’unità a tutti i costi è o la tua personale sconfitta con Conte incoronato candidato premier o la frana del campo largo che rivelerà tutta la sua illusoria unità.

In questo disastro politico ampiamente annunciato (bastava guardare anche un po’ la stessa storia del centrosinistra di cui il campo largo è la caricatura di una caricatura) si è inserito il gioco del Quirinale. A chi il Quirinale dopo Mattarella? Tutti in coro i buoni d’Italia hanno intonato: a noi! Perché? Perché la presidenza della Repubblica non può andare a un uomo o, peggio di peggio, a una donna. Perché presidente della Repubblica non può essere qualcuno che sta a destra. Ora, a parte il fatto che si tratta di una sonora sciocchezza. Il più importante capo dello Stato è stato, durante l’età di De Gasperi, Luigi Einaudi, che fu monarchico e non era certamente un politico di sinistra. Ma, oggi, presidente della Repubblica, può essere eletto una personalità del centrodestra proprio perché, piaccia o no, è il centrodestra che ha difeso un profilo istituzionale, repubblicano ed euro-atlantico, a questa Italia che (diciamolo con la cara memoria di Giovanni Amendola) così com’è non ci piace. Nel voto delle prossime elezioni ci sarà anche il nuovo presidente della Repubblica e, perché no, potrebbe anche darsi che al Quirinale andrà per la prima volta una donna.

A quel punto, mi rendo conto, a sinistra ci vorranno vagonate di Malox, Gaviscon, Biochetasi ma chi è causa del suo maldipancia pianga sé stesso. L’errore di tutti gli errori è nell’aver rinunciato dal principio a pensare il Pd come un moderno partito riformista e riformatore. Ve lo meritate Giuseppe Conte (citazione morettiana con parafrasi).