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Ex Ilva, stop ai licenziamenti: il governo apre alla partecipazione pubblica

Ignazio Riccio

Tutto si concentra su un'aula di tribunale. Domani la Corte d'Appello di Milano scioglierà il nodo più urgente della vertenza ex Ilva: valuterà l'istanza di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d'Italia e Ilva contro il decreto che ha imposto lo stop dell'area a caldo. Da quella decisione dipende, di fatto, la direzione delle prossime settimane a Taranto.
In attesa del pronunciamento, ieri a Palazzo Chigi si è consumata una giornata di trattative segnata - secondo chi vi ha partecipato - da momenti di forte tensione. Al tavolo, convocato dal governo, si sono confrontati enti locali, associazioni datoriali e sindacati, in un confronto che ha prodotto almeno un risultato concreto: le associazioni dell'indotto hanno accettato di congelare le procedure di licenziamento collettivo avviate la settimana scorsa dalle imprese, in cambio delle garanzie di continuità produttiva offerte dall'esecutivo. Una tregua, hanno spiegato le stesse associazioni, dettata da "un senso di responsabilità" più che da un cambio di prospettiva sulla crisi.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha provato a scacciare l'idea di un esecutivo rassegnato alla chiusura del polo siderurgico: "Quella del governo non è una prospettiva di rassegnazione", ha detto durante la riunione, rivendicando invece una logica di rilancio. Il futuro dell'impianto, ha aggiunto, passa comunque dalla transizione verde: "Il futuro dell'Ilva sarà in ogni caso legato al green e alla decarbonizzazione attraverso i forni elettrici alimentati a Dri". Per arrivarci, il governo punta a replicare uno schema già utilizzato altrove: un tavolo permanente sul modello di quelli attivati per le opere del Giubileo 2025 e per gli interventi nella Terra dei Fuochi, in Campania.
Mantovano ha anche anticipato cosa accadrà se la Corte d'Appello dovesse confermare lo stop all'area a caldo: il governo, ha detto, cercherà di trasformare quella che sarebbe una battuta d'arresto in un'opportunità di rilancio industriale. Il piano allo studio si muove su tre binari: l'andamento delle gare in corso per l'assegnazione del sito, gli ammortizzatori sociali per chi dovesse restare senza lavoro in caso di fermo dell'area a caldo, e i progetti di reindustrializzazione, pensati anche per riassorbire la manodopera eventualmente in esubero tra dipendenti diretti e indotto.
Se il governo insiste sul metodo del dialogo permanente, i sindacati chiedono altro. Il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, ha liquidato senza mezzi termini l'ipotesi di ulteriori confronti: "Con le parole non si risolvono i problemi. Oggi abbiamo bisogno di cose concrete", ha detto. Sulla stessa linea Fim Cisl e Uilm, che tornano a chiedere un ingresso pubblico diretto nella gestione dell'ex Ilva, una richiesta a cui, per la prima volta con questa nettezza, il governo non ha chiuso la porta.
Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, ha ricordato che la vicenda si protrae da oltre quindici anni, un dato che pesa sul clima delle trattative e spiega, in parte, la tensione registrata durante l'incontro. Ancora più netto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: "Non possiamo accettare soluzioni che vanno nella direzione di un ridimensionamento e di fatto di una chiusura di quelle attività".
Dal fronte degli enti locali arriva una valutazione più cauta. La Regione Puglia ha definito "parziali" le risposte ottenute a Palazzo Chigi, pur riconoscendo l'intenzione dell'esecutivo di mantenere a Taranto un polo siderurgico decarbonizzato. Il presidente Antonio Decaro ha però indicato una misura specifica allo studio: "C'è un'ipotesi anche di scivolamento pensionistico per chi ha lavorato, sia i lavoratori diretti, quelli indiretti, sia quelli dell'indotto", cioè per chi ha avuto un legame diretto con il ciclo integrale dell'area a caldo. Anche Confcommercio, commentando l'esito dell'incontro, ha invitato a guardare oltre l'emergenza: per l'associazione dei commercianti serve un progetto di città che non faccia dipendere il futuro di Taranto esclusivamente dalle sorti dell'Ilva.
La partita si sposta ora tutta sull'udienza di domani. Se la Corte d'Appello confermerà la sospensione dell'area a caldo, il governo dovrà passare rapidamente dalle intenzioni annunciate - partecipazione pubblica, forni elettrici, tavolo permanente - a misure verificabili, sotto la pressione di sindacati sempre meno disposti ad accontentarsi di nuovi incontri e di territori che chiedono un orizzonte più ampio del solo salvataggio dell'acciaieria.